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La cantina di Montefalco, guidata oggi da Marco Caprai, riconosciuta portabandiera della New Green Revolution attuata fin dagli inizi del 2000, vince la quarta edizione del Premio Gavi La Buona Italia.

Menzioni Speciali al Consorzio per la Tutela del Franciacorta e all’azienda Castello Banfi, altra realtà aderente a Confagricoltura. In contemporanea è stata presentata la Carta del Vino Responsabile.

La cerimonia di consegna si è svolta nella suggestiva Tenuta La Centuriona di Gavi, anch’essa associata alla confederazione agricola. Qui, oltre 100 tra produttori ed esponenti del panorama del vino nazionale, si sono riuniti per imbastire e firmare la Carta del Vino Responsabile, durante il Laboratorio Gavi 2018. La presentazione ha dato il via anche ai festeggiamenti per i 20 anni di Docg Gavi e Gavi For Arts.

Un evento senza precedenti, condotto da Lisa Casali, in cui sono stati definiti, commentati e approfonditi i 10 elementi che costituiscono un ‘manifesto’ per la Responsabilità Sociale nel mondo vitivinicolo italiano.

“La Responsabilità Sociale nel mondo del vino è l’unico futuro possibile, così come credo sia chiaro ormai a tutti che una produzione sostenibile e di qualità non possa prescindere dalla giustizia sociale - dice il neoeletto Presidente del Consorzio Tutela del Gavi, Roberto Ghio - che ha assegnato il Premio Gavi La Buona Italia e le due Menzioni Speciali”.

“Se il mondo della finanza ha sdoganato l’impatto sociale per le proprie attività significa che è davvero in atto un cambiamento epocale e che siamo pronti per muoverci in questo senso - ha detto Mario Calderini, direttore di Tiresia Centro Ricerca Social Innovation del Politecnico di Milano, invitando a "trasformare la Carta di Gavi del Vino Responsabile da manifesto ad un sistema di conoscenza e informazione da diffondere tra i protagonisti del settore. E che dal vino coinvolga sempre di più produttori e consumatori”.

La responsabilità sociale di impresa, soprattutto se applicata al mondo del vino, è oggi un “dovere” fondamentale per sensibilizzare le coscienze e per riuscire in quelli che sono gli obiettivi per il nostro prossimo futuro: tutelare l’ambiente facendo fronte ai cambiamenti climatici, intervenire a favore delle persone in un’ottica di inclusione sociale; applicare l’etica, la qualità, la giustizia e finalmente consegnare un mondo più responsabile a chi ci succederà.
L’azienda Caprai è stata la più votata dalla giuria del Laboratorio Gavi, tra i 20 progetti finalisti selezionati, di cui fanno parte 16 Aziende e 4 Consorzi, per la sostenibilità economica ed ambientale; il Risparmio energetico attivato in azienda; il Monitoraggio delle emissioni; l’Adozione di una coltivazione biodinamica; l’Adozione del primo prototipo di macchina per i trattamenti in vigneto a recupero di prodotto per zone collinari. E ancora per il Progetto 3K.0 per la tracciabilità degli operatori nella filiera vite e vino e per il Progetto #Caprai4love.

A ritirare l’ambito riconoscimento, dalle mani del presidente del Consorzio, è stato Marco Caprai, titolare dell’azienda umbra e componente della Giunta nazionale di Confagricoltura. “Un premio che sono molto contento di ricevere - dichiara Marco Caprai -. Abbiamo pensato questo percorso ‘green’ in cui ci riconosciamo molto, a livello personale. I Consorzi sono organismi delicati, spesso aggrediti e attaccati. Se non c’è un codice di buone pratiche, le Denominazioni perdono valore e capacità di raccontarsi. Dieci anni fa - ha aggiunto Caprai - abbiamo iniziato a rimettere insieme i pezzetti persi per strada, mettendo la sostenibilità al centro di un discorso di territorio, non di singola azienda. I nostri progetti hanno interessato quindi il Museo di San Francesco, in cui è raffigurato un paesaggio agricolo che si è mantenuto tutto sommato inalterato. L’agricoltura - ha ricordato infine Caprai - è al centro della sostenibilità e attraverso la produzione viticola ha la fortuna di essere in evidenza, rispetto ad altre. Il vino, in questo senso, ha costituito un motivo di rilancio del territorio, anche dal punto di vista dell’enoturismo. Lo slogan è campagna fertile, città ricca”.

Contestualmente al premio, sono state consegnate anche due menzioni speciali. A Castello Banfi perché è stata la prima cantina ad ottenere la certificazione di responsabilità etica, sociale ed ambientale ed, anche, per avere realizzato un impianto di cipressi contro le emissioni di CoO2. Mentre al Consorzio per la tutela del Franciacorta per l’adesione ai progetti di sostenibilità Sata e Itaca per il calcolo delle emissioni di carbonio nonché la creazione di un regolamento per le scelte di indirizzo e l’uso sostenibile degli agro-farmaci. I diplomi sono stati ritirati dal direttore generale di Castello Banfi, Giuseppe Viglierchio e da Silvano Brescianini, vice presidente del Franciacorta.

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Nasce a Gavi la Carta del Vino Responsabile

I tempi sono pronti: questo Laboratorio Gavi è stato una chiamata alle armi per il mondo del Vino che si è detto altrettanto pronto a rispondere.

Ecco in dettaglio, i punti della Carta di Gavi del Vino Responsabile:
1) Sposare e promuovere i giusti valori. Credere nella qualità, l’etica, la tutela dell’ambiente e dei lavoratori. Adottare un Codice Etico, Carta dei Valori, Codice di comportamento
2) Tutelare la terra. Ecological footprint e interventi per ridurre il consumo di suolo associato alla propria attività e Agricoltura che tutela la naturale fertilità della terra. Biologico e biodinamico.
3) Salvaguardare l’acqua. Water footprint e interventi per ridurre consumo di acqua diretta e indiretta, sia in vigna che nelle fasi di imbottigliamento e trasporto.
4) Contrastare i cambiamenti climatici. Carbon Footprint e interventi per la riduzione dell’emissione di gas serra. Utilizzo di energie rinnovabili riducendo il consumo di combustibili fossili. Ottimizzare trasporti e loro emissioni.
5) Impegnarsi per la sostenibilità Bilancio di Sostenibilità, Report ambientale/integrato
6) Proteggere e valorizzare la biodiversità. Praticare un’agricoltura che tuteli gli ecosistemi e attuare interventi a protezione degli insetti utili, in particolare delle api.
7) Risparmiare le risorse naturali Recupero e riciclo di sottoprodotti. Eco Packaging e allestimenti con materiali di riciclo
8) Credere nelle persone. Welfare aziendale, salute sicurezza e benessere dei lavoratori. Sostegno all’occupazione giovanile e all’inclusione sociale
9) Promuovere la cultura e le arti. Promuovere o condividere Progetti culturali e sociali a favore del Territorio
10) Creare valore sociale ed economico per il territorio. Valorizzare il Paesaggio. Wine System: Enoturismo e Accoglienza integrati con il Territorio.


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 tutti pazzi per la focaccia di recco 01

A Recco la “Festa” più gustosa ed entusiasmante dell’anno con sua maestà la focaccia col formaggio IGP, nell’anno del Cibo italiano 2018

Grande successo per la 63° edizione della Festa della focaccia di Recco che si è appena conclusa. Tantissimi gli estimatori di questo prelibato prodotto giunti a Recco da fuori regione e persino dall’estero. Un appuntamento fisso che richiama migliaia di persone che si trasforma anche in una opportunità di sviluppo e promozione per l’intera città cui la focaccia col formaggio, portandone il nome, è indissolubilmente legata.

In più parti della città sono stati organizzati punti di distribuzione “Gratuita” di porzioni di Focaccia; semplice, con le cipolle e la famosa Focaccia con il formaggio. Trenta, forse quaranta mila porzioni offerte ad un vero e proprio esercito di golosi, che hanno affrontato le code, sotto un caldo sole, per deliziarsi il palato.

Ma la festa, oltre alla Focaccia, è stata ricca di intrattenimenti musicali in piazza Nicoloso DJ Set dedicato ai più giovani; in via 25 aprile con dj e voce; in via Trieste Musica dal vivo con ballerini; in piazzetta Veneto Orchestra Spettacolo con ballo liscio; in via XX Settembre ospiti speciali Focaccia Country Dance esibizioni country e scuola di ballo. E ancora la Filarmonica Rossini, la fantastica banda della città. Per i bambini è stata organizzata l’Anteprima dei Piccoli focacciai. Ai bimbi della scuola primaria di Recco e Avegno è stato consegnato il kit per preparare la loro prima focaccia col formaggio da soli. Oltre ai mercatini dell’antiquariato e del moderno lungo le vie del centro.

Anche quest’anno non sono mancate le gare di mangiatori di focaccia o, come si dice qui, le “Scianke”. Tre appuntamenti divertentissimi in cui 10 concorrenti per gara si sono sfidati a chi mangia più velocemente Focaccia. Scianka normale: 300 gr di Focaccia normale. Scianka cipolle: 300 gr di Focaccia con le cipolle. E la sfida nelle sfide ovvero il “no limits challenge”. Un Kg di Focaccia col il formaggio da divorare nel più breve tempo possibile.
Un successo annunciato che premia tutti coloro i quali hanno garantito il perfetto funzionamento della macchina organizzativa, dal Consorzio alla Pro Loco, dagli organizzatori (in primis Lucio e Daniela Bernini, responsabili eventi e pubbliche relazioni per il Consorzio) al folto pubblico che ha partecipato a questa bella festa.

La lunga storia dalle origini ad oggi di un prodotto unico al mondo

A Recco la focaccia col formaggio ha una identità che affonda le sue radici nella storia. Si narra che questo prodotto esisteva già all’epoca della terza crociata. “Era la Pentecoste di rose dell’anno 1189… la cappella dell’Abbazia di San Fruttuoso accoglieva i crociati liguri per un solenne Te Deum prima della partenza della flotta per la Terra Santa… Sulle bianche tovaglie di lino ricamate facevano bella vista i piatti di peltro e di rame, zuppiere di ceramica e di coccio colme di ogni bendidio: pagnotte di farro ed orzo impastate con miele, fichi secchi e zibibbo, carpione di pesce, agliata, olive e una focaccia di semola e di giuncata appena rappresa (la focaccia col formaggio)…”.In tempi lontanissimi la popolazione recchese si rifugiava nell’immediato entroterra per sfuggire alle incursioni dei saraceni. Si narra che grazie alla possibilità di disporre di olio, formaggetta e farina, cuocendo la pasta ripiena di formaggio su una pietra d’ardesia coperta, venne “inventato” quel prodotto gastronomico che oggi conosciamo come “Focaccia di Recco col Formaggio”. Sul finire del 1800, quando Recco contava circa 3.000 abitanti, ritroviamo la “Focaccia col Formaggio” nei cinque forni cittadini che campavano alla meglio vendendo esclusivamente le focacce liguri, uno di essi esiste ancor oggi.

Alla fine dell’800 aprono a Recco le prime trattorie con cucina, ed a quei tempi la “Focaccia col Formaggio” veniva proposta unicamente nel periodo di celebrazione dei morti. Grazie all’intraprendenza di “rechelini doc” ed abili osti di allora, i cui eredi sono divenuti col tempo professionisti panificatori e ristoratori di oggi, la focaccia col formaggio vide il suo sviluppo commerciale e d’immagine. Con le loro abilità attirarono nelle osterie e nei forni recchesi il bel mondo d’inizio secolo diffondendo questo prodotto “principe” della gastronomia cittadina. Le compagnie teatrali divennero clienti fissi perchè dopo lo spettacolo in teatro, da Genova si trasferivano a Recco richiamati dal profumo … e dall’ospitalità infinita di quegli “osti” recchesi che, sempre aperti con le loro locande, fin da allora fecero della loro arte naturale “del far da mangiare” una professione cresciuta poi nel tempo precorrendo i tempi e tenendo infatti aperto fino a tarda notte i locali, tutto grazie a lei, la focaccia col formaggio che solo quì si trovava. Osterie e semplici forni di allora hanno seguito l’evolversi del mercato divenendo oggi ristoranti e panifici famosi in tutto il mondo, che testimoniano il passaggio di illustri personaggi venuti da loro per “lei”, la focaccia di Recco. Negli anni ‘50 con l’arrivo dei primi turisti si capisce che il futuro di Recco avrebbe potuto essere basato su di loro, con particolare attenzione a quello che oggi viene ormai chiamato “Turismo di gola”.

Ed è a quel periodo che risale la prima festa della Focaccia col Formaggio, in cui lavorarono insieme ristoratori e fornai dell’intera città. Nel frattempo viene costruita, raggiungendo la Riviera di Levante, l’autostrada Genova-Livorno, e Recco, grazie all’apertura del casello autostradale, beneficiò di un incremento notevolissimo dell’afflusso turistico. Sono gli anni in cui il boom economico accompagna il successo sempre crescente della gastronomia e della ristorazione recchese che attirava, come ancor oggi attira, personaggi del mondo dello spettacolo, politico e giornalistico, decretando alla propria città l’indiscusso titolo di “Capitale Gastronomica della Liguria” dove la focaccia col formaggio ne fa sempre da padrona.

Nel corso degli anni la Focaccia di Recco è cresciuta in modo esponenziale di apprezzamento varcando i confini territoriali ma, tanti consensi sono stati accompagnati anche da tante imitazioni. Un prodotto semplice e sano, con pochi ingredienti, lontano da ogni tipo di sofisticazione, eppure così difficile da riprodurre!

I produttori locali si sono così sentiti defraudati delle loro tradizioni, sentendosi in dovere di chiedere, dopo essersi costituiti in Consorzio, ed ottenere l’intervento delle Istituzioni preposte (Regione Liguria, Camera di Commercio di Genova, Ministero delle Politiche Agricole) per difendere il nome del proprio prodotto bandiera, da qui le motivazioni della richiesta Igp. Proprio per questo il riconoscimento Igp definitivamente registrato nel gennaio 2015 dalla Commissione Europea rende omaggio alla storia di questo grande prodotto, e con la Festa della focaccia di Recco, ogni anno la quarta domenica del mese di maggio, la Città ne celebra la fama. La Focaccia di Recco col formaggio Igp è solamente in Liguria, a Recco, Sori, Camogli e Avegno. Un grande valore aggiunto, ad oggi riconosciuto a: Ristoranti a Recco: Alfredo - Angelo - Da Lino - Da o VIttorio - Del Ponte - Manuelina - Vitturin -Focacceria Manuelina. Ristoranti a Sori: Edobar - Il boschetto. Panifici e Asporti: Moltedo G. B. - Moltedo Luisa a Recco / Tossini Panifici a Recco e Sori, Revello Focacceria a Camogli e Consorzio della Focaccia di Recco col formaggio.

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La riviera ligure di Levante è una piccola striscia costiera che si estende per circa 130 km dai quartieri orientali di Genova fino a La Spezia. Tra le coste scoscese e rocciose che si tuffano nel mare con imponenza, lasciandosi alle spalle il paesaggio collinare tinteggiato dalla tipica vegetazione della macchia mediterranea, si aggrappano piccoli paesi che costituiscono dei veri e propri gioielli, storici, architettonici e culturali. Tra questi piccoli borghi sorti tra le rocce e ora meta del turismo estivo, uno in particolare si erge come nascosto in una piccola insenatura del Golfo Paradiso, alle propaggini dell’abitato di Genova, sotto lo sguardo del vicino Monte Portofino che domina il paesaggio. È il paese di Recco che è divenuto famoso in tutta Italia per la focaccia al formaggio, meglio conosciuta come Focaccia di Recco IGP, dove è difficile passare davanti a una panetteria senza essere catturati dal profumo della “fügassa”. Sarà lo iodio, sarà l’olio, sarà il maestrale, sarà la farina, sarà l’acqua: fatto sta che la media è molto alta. Poi c’è Recco, che è un mondo a parte: qui c’è la fügassa cö formaggio, quella formata da due strati sottili di pasta senza lievito e farcita con stracchino, o prescinseûa (cagliata ligure), o crescenza di Masone. La sagra della fügassa de Recco va in scena 365 giorni l’anno: questa è solo una kermesse per celebrarla e per riuscire a scroccarne una fetta.

www.focacciadirecco.it


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