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L’Umbria si sa, è terra mistica, patria non solo di San Francesco, patrono d’Italia, e di San Benedetto, fondatore di quella regola diffusasi per tutta Europa, ma anche di un lungo elenco di venerabili, beati, santi ed eremiti le cui gesta hanno forgiato questo fazzoletto fatto di pianure, vallate e boschi e lasciato in eredità chiese, abbazie ed eremi, molti dei quali abbarbicati su costoni di montagne. Ma l’Umbria è conosciuta anche per la sua natura, i suoi borghi medievali, e non ultimo lo straordinario patrimonio di eccellenze agroalimentari (tartufi, olio, vino, norcineria) che concorrono a fare dell'Italia il leader mondiale in termini di prodotti certificati.e che mani sapienti trasformano in piatti deliziosi, che vengono accompagnati da nobili vini DOCG, DOC e IGP.

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Non poteva quindi esserci location migliore di Perugia per l’Università dei Sapori, una moderna struttura di oltre 5000mq non lontana dal centro storico cittadino che accoglie ogni anno 500 aspiranti professionisti e non provenienti da ogni parte del mondo che arrivano a Perugia per imparare i segreti dell’arte culinaria. Laboratori, aule, sale multimediali, l’Università dei Sapori forma cuochi, sommelier, barman, pasticceri, gelatai e camerieri offrendo loro concrete opportunità di lavoro e crescita professionale, grazie anche alle diverse collaborazioni con aziende, istituzioni e università italiane e straniere.

I corsi si sviluppano in tre tipologie: corsi per professionisti, rivolti a personale già esperto della materia, corsi per aspiranti professionisti per coloro che cercano una qualifica professionale, e corsi di alta formazione, rivolti a chi desidera una specializzazione post diploma o post laurea. L’università offre tra gli altri un suo specifico corso di laurea triennale in economia e cultura dell’alimentazione. Molto famoso e frequentato è il corso della scuola italiana di gelateria, cinque settimane intensive frequentate principalmente da studenti provenienti dall’estero. www.universitadeisapori.it

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Con oltre cento eventi l’anno, corsi brevi e corsi tematici pure per bambini l’università promuove anche la crescita di una cultura della sana alimentazione legata alla semplicità. Dopo venti anni di attività il successo riscosso ha spinto l’Università a creare due sedi distaccate: una a Terni, per avere anche uno sguardo verso l’Italia centro-meridionale, e una più recente a Broni, nell’Oltrepò Pavese. Un altro progetto appena creato è Ufactor, rivolto ai turisti, italiani e stranieri: due programmi di visita in diverse località umbre di 4 e 8 giorni che comprendono anche lezioni di cucina presso l’Università dei Sapori e visite alle cantine. www.umbriatstes.eu

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La prestigiosa produzione enologica umbra (due DOCG e tredici DOC) ha spinto diversi produttori del territorio a creare l’Associazione Strada dei Vini del Cantico che si sviluppa nella zona tra Perugia, Assisi e Todi . Diverse le cantine associate che offrono visite e degustazioni. La Cantina Terre Margaritelli a Torgiano con un vigneto di 52 ettari e una certificazione biologica, coltiva 15 varietà di uve che si traducono in 8 etichette di vini tra cui il DOP Torgiano Rosso Riserva, il DOP Torgiano Rosso, il DOP Bianco di Torgiano e l’Umbria IGP per un totale di circa 120.000 bottiglie. www.terremargaritelli.com

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A Cannara i vini biologici della Cantina Di Filippo vengono prodotti privilegiando il lavoro manuale dell’agricoltore e l’utilizzo di oche per la pulizia e il controllo del verde del vigneto e l’uso del cavallo per i lavori nelle vigne. Questo per mantenere gli equilibri di fertilità evitando la compressione del terreno con mezzi meccanici pesanti. Oltre alle degustazioni Di Filippo offre anche giri in carrozza tra le vigne di 2 ore e mezza o di 6 ore per assaporare un’agricoltura a misura d’uomo. www.vinidifilippo.com

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Capodacqua d’Assisi è dove ha sede la Cantina Tili, un’azienda vitivinicola che si estende per circa 20 ettari alle pendici del monte Subasio. In questo terreno di origine calcarea con totale esposizione al sole l’azienda coltiva vite e olivo. La scrupolosa selezione dei vitigni, l’adeguata tecnica di potatura, l’inerbimento del fondo del vigneto, l’uso limitato di anticrittogamici e concimazioni e l’esclusione di sostanze chimiche, pesticidi e diserbanti portano all’elevato livello qualitativo della produzione vinicola, che si attesta sui 70 quintali per ettaro.

I numerosi premi ottenuti a livello regionale e nazionale, non ultima l’assegnazione dell’onorificenza del Cangrande, confermano l’alta qualità dei vini prodotti dall’azienda, tra cui il Grechetto d’Assisi che la Cantina Tili ha iniziato a produrre per prima nel 1979. Le degustazioni e i pranzi tipici umbri completano l’offerta di Pietro e Maria Tili. www.tilivini.com

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Ai piedi della città di Assisi, con magnifiche viste sul panorama cittadino, si sviluppano i venti ettari di vigneti e uliveti della Società Agricola Saio, che produce olio extravergine di olivo e otto etichette con vendita diretta nello shop dell’azienda. Oltre alle visite al vigneto, la ditta organizza anche corsi di viticoltura con divertenti esperienze sul campo, degustazioni di vino abbinate a bruschette,salumi e formaggi locali e una interessante degustazione di vino con abbinamento di diversi tipi di cioccolato. www.saioassisi.it

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Dopo questa interessante carrellata tra i vini umbri non rimane che cimentarsi in una cooking class prima di mettersi a tavola per gustare i prodotti del territorio. All'Agriturismo Il Cerreto di Bettona con le mani in pasta tra uova e farina seguendo le indicazioni di mamma Doriana si apprendono le tecniche antiche per preparare tagliatelle, tagliolini e maltagliati che vengono poi degustati a tavola. La migliore conclusione per una passeggiata tra i sapori dell’Umbria. www.agricer.it

Per saperne di più: www.stradadeivinidelcantico.it  www.turismorurale.info

Foto © Marina Cioccoloni


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Ottobre, andiamo. E’ tempo di guide.  Sono molte per tutti i palati: dei vini, dei ristoranti, dei bar, delle pizze, delle birre, street food. Guide che sono sul mercato librario da decenni e quelle che si affacciano con l’autorevolezza e la competenza di chi le scrive, dopo degustazioni mirate e selezionate nelle varie regioni d’Italia. L’ultima (autorevole e competente) è la “Guida essenziale ai vini d’Italia 2018” del DoctorWine, alias Daniele Cernilli, uno dei fondatori con Stefano Bonilli del Gambero Rosso e per 24 anni curatore della Guida dei Vini d’Italia.

A che servono le guide? «Sono un’inchiesta sullo stato del vino italiano. Servono per capire quell’anno cosa è successo: quali vini sono usciti, quali tipologie, quali quelli ritenuti buoni o meno buoni» spiega con semplicità il professor Daniele Cernilli, che dopo la laurea in Filosofia per alcuni anni (pochi per la verità, prima che lo studio del vino, la conoscenza dei territori vitivinicoli, la storia degli uomini che fanno il vino lo assorbisse completamente) ha insegnato storia e letteratura nella Scuola Media “Vito Volterra” di Ariccia.

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Tutte le altre sono guide dei vini, questa del DoctorWine è la guida essenziale ai vini, differenze non soltanto lessicali ma anche di contenuto. E’ essenziale «perché abbiamo fatto una preselezione e poi abbiamo messo le specialità della casa per ognuna delle aziende. E’ inutile mettere vini che non hanno molta importanza. E’ essenziale perché è accurata ed esauriente senza utilizzare termini astrusi. E ritiene che un vino debba essere, sopra ogni altra cosa, “buono”» risponde Cernilli.

La presentazione della guida si è mossa sull’asse Milano/Roma, con un intermezzo a Londra il 10 ottobre «con un grande successo di pubblico con oltre 500 persone, molti esponenti del trade e molti Master Wine» sottolinea Cernilli. L’edizione 2018 è stata stampata in 15.000 copie, 3.000 delle quali in inglese. E’ il quarto anno, le prime due con Mondadori, le ultime due in proprio con una distribuzione limitata nelle librerie e molte con la vendita attraverso il sito.

Il Vino Rosso dell’Anno, primo in assoluto a ottenere il punteggio massimo di 100/100, è il “Barolo Monfortino Riserva 2010” di Giacomo Conterno, un monumento della vitienologia italiana sin dal 1924, portabandiera della tradizione di Langa.

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Questa la descrizione del riconoscimento con il massimo punteggio di 100/100: «Da uve nebbiolo, matura in grandi botti di rovere. Colore crepuscolare da manifesto del nebbiolo. I profumi incredibilmente intensi e variegati, di rose e glicine, di fragoline e lamponi, di sottobosco autunnale, di brughiera con balsamicità ammaliante, Bocca austera, potente, impressionante per lunghezza, con trama tannica fittissima seppur conciliante. Un fenomeno sensoriale. Uno dei più grandi Monfortino della storia. Sarà il tempo a determinare il gradino del podio di questo leviatano nella sua storia quasi secolare. Vino rosso dell’anno».

A proposito del Monfortino e del suo essere un portabandiera del vino italiano negli anni, Luigi Veronelli e Giorgio Bocca scrivevano che era “come un colpo di cannone”.

Vino Bianco dell’Anno è risultato “Vintage Tunina 2015” di Silvio Jermann, i cui vigneti sono a Farra d’Isonzo (Gorizia).

“Enologo dell’Anno” è il Professor Luigi Moio, docente di Enologia all’Università Federico II di Napoli, produttore in proprio nell’azienda di famiglia. Mentre il Premio per “Una Vita per il Vino” è stato assegnato ad Ambrogio Folonari.

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Foto © Enzo Di Giacomo


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