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La grande mostra estiva 2018 nel Principato di Monaco "L’Oro dei Faraoni, 2500 anni di oreficeria nell’Antico Egitto" andrà in scena da sabato 7 luglio a domenica 9 settembre .  

Il tema della mostra mette in luce la maestria di straordinari artigiani, capaci di lavorare non solo l’oro ma anche l’argento e il rame per creare dei capolavori di varia foggia (bracciali, anelli, pendenti, parure), impreziositi da intarsi di lapislazzulo, diaspro rosso o turchesi.
 Nella cultura egizia tali tesori avevano una valenza simbolica ed erano dotati di poteri e virtù strettamente connessi con il significato dell’Aldilà. Ammirando i tesori rinvenuti dagli archeologi o dai violatori di tombe, i visitatori ripercorrono la storia dell’Antico Egitto. E’ un percorso cronologico scandito dalle statue dei sovrani. I faraoni erano i padroni del tempo. Quando iniziava il regno di un nuovo faraone, ricominciava anche il computo del tempo. Questo consente di datare l’epoca di produzione dei diversi monili e di sapere a chi appartenessero.

Ogni estate il Grimaldi Forum Monaco produce una grande esposizione tematica dedicata a un movimento artistico importante, un particolare aspetto del patrimonio culturale e artistico o una civiltà, a una collezione pubblica o privata, e qualsiasi soggetto nel quale si esprima il rinnovamento della creazione. Un’occasione per valorizzare le sue prerogative e specificità: offrire uno spazio di 3.200 m2 per creare in totale libertà, mettere al servizio della scenografia gli strumenti tecnologici più efficaci, fare ricorso ai migliori specialisti in ogni campo per garantire la qualità scientifica delle sue esposizioni.

Nel 2008, il Grimaldi Forum Monaco aveva reso omaggio alle Regine d’Egitto, attraverso una mostra rimasta impressa nella memoria collettiva... La mostra di questa estate, "L’Oro dei Faraoni, 2500 anni di oreficeria nell’Antico Egitto" riunisce oltre 150 capolavori del Museo del Cairo e presenta al pubblico una serie di pregevoli corredi funerari rinvenuti nelle sepolture dei sovrani e dei principi dell’Egitto dei faraoni. Entrambe le mostre si avvalgono dell’esperienza e competenza della curatrice Christiane Ziegler, Conservatrice e Direttrice Emerita del Dipartimento delle Antichità Egizie del Museo del Louvre, Direttrice editoriale della Missione Archeologica del Museo del Louvre a Saqqara (Egitto) e Presidentessa del Centro di Archeologia di Menfi.

Diversi favolosi rinvenimenti come quello della tomba di Tutankhamon o dei tesori di Tanis hanno contribuito a rafforzare il mito dei faraoni. I tesori nascosti nei complessi funerari dei sovrani appartengono al nostro immaginario collettivo, e questi gioielli d’oro spesso impreziositi da pietre dai colori intensi quali lapislazzulo blu scuro, avventurina verde e corniola rossa, come pure i vasi forgiati in oro, attestano i fasti della vita dei sovrani e delle loro corti.

I più antichi risalgono alla prima dinastia, come i bracciali del faraone Djer scoperti nella sua sepoltura ad Abydos. L’oreficeria ai tempi delle piramidi è illustrata dai gioielli d’oro del re Sekhemkhet provenienti dalla sua piramide di Saqqara e dal corredo funerario appartenuto alla regina Hetepheres, madre di Cheope, sepolta ai piedi della grande piramide di Giza; si possono ammirare in particolare i suoi bracciali di argento, il metallo allora più pregiato, con pietre incastonate che riproducono delle farfalle. A Dahshur e a el Lahun, le piramidi dei sovrani della XII dinastia hanno restituito le parure appartenute alle principesse della famiglia reale: dei pettorali traforati, una cintura e leggiadri braccialetti dimostrano la raffinatezza di un’epoca che vide l’apogeo dell’arte orafa egizia.

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Il corredo funerario della regina Ahhotep, madre del faraone Ahmose, scoperto nella necropoli di Dra Abu el Naga sulla sponda occidentale del Nilo nei pressi di Tebe, risale agli albori del Nuovo Regno: lo specchio a disco d’oro, i pesanti bracciali e l’ampia collana, dimostrano la magnificenza di tale periodo. Le sepolture di questi grandi sovrani, scavate sulle pendici rocciose della Valle dei Re, sono state purtroppo depredate in modo scellerato fin dall’antichità. E’ difficile immaginare quali fossero i tesori ora perduti che erano racchiusi nelle tombe dei grandi faraoni come Cheope, Thutmosi III o Ramesse II... Una parure minuziosamente lavorata, costituita da un diadema e degli orecchini appartenuti a un bambino di stirpe reale della XX dinastia, proviene da un nascondiglio in quella stessa zona. E pur mancando di gioielli di pregio, gli arredi funerari di Yuya e Tuya, suoceri di Amenofi III, che godettero del privilegio di essere inumati nella Valle dei Re, sono altrettanto splendidi di quelli dei re: sarcofago, maschere funerarie e mobili placcati d’oro.

La scoperta nel 1939 delle sepolture reali a Tanis nel Delta, ha portato alla luce una dovizia di gioielli e opere di oreficeria risalenti all’incirca all’anno 1000 a.C.. Pseusenne I e Sheshonq II, due faraoni poco noti, portarono con sé nella tomba dei tesori che rivaleggiano con quello di Tutankhamon: sarcofago d’argento, maschere d’oro, gioielli, vasi preziosi... Qui termina cronologicamente il percorso espositivo dal momento che le sepolture dei sovrani di epoca posteriore non sono state identificate tranne quelle dei faraoni di origine sudanese che si fecero seppellire nel proprio paese d’origine.

Oltre a far conoscere ai visitatori dei sontuosi corredi funerari accompagnati dai documenti che ne rievocano la scoperta, la mostra indaga sull’importanza riconosciuta a questi capolavori in quanto forme di espressione artistica tra le più antiche e universali; su quanto ci rivelano dell’identità, il valore, i rituali e il corpo di chi li aveva posseduti e sulla loro importanza sociale ed economica. Le opere di oreficeria e i gioielli indossati tanto dagli uomini che dalle donne e riservati alle élite ma soprattutto agli dei (offerte, oggetti rituali, obelischi, elementi architettonici dei templi placcati d’oro, ecc.), sono attributi del potere, talvolta indice di estrema distinzione. I gioielli avevano un enorme valore commerciale in una società che a quei tempi ignorava l’uso del denaro (si spiega così il saccheggio delle tombe già in epoca antica) e una straordinaria valenza magica espressa dai materiali, dai colori e dai motivi ornamentali.
Questa produzione orafa è il risultato dell’impiego di materiali preziosi e della padronanza di tecniche elaborate da parte di una catena umana gerarchizzata che, partendo dal faraone, unico detentore delle ricchezze del paese, giungeva ai più modesti “fabbricanti di collane”, passando per una pletora di minatori, scribi e contabili dell’oro.

La mostra approfondisce inoltre il tema della profanazione delle sepolture reali che era considerata un grave sacrilegio. Una straordinaria documentazione su papiro riferisce dei numerosi processi celebrati già alla fine del Nuovo Regno. Riguarda i templi tebani e le tombe della Valle dei Re, con un resoconto molto dettagliato sulle bande di profanatori di tombe, la corruzione dei responsabili di più alto rango, la descrizione dei saccheggi, la quantità d’oro sottratta e fusa prima di essere spartita tra i complici. Alcune sepolture sfuggirono tuttavia alla cupidigia dei profanatori di tombe e rivelano opere sublimi che si annoverano tra i pezzi di oreficeria più straordinari che l’Antico Egitto abbia mai prodotto.

Questa è la prima mostra in assoluto a dedicare ampio spazio alle diverse fasi e tecniche di realizzazione dei gioielli utilizzate dagli antichi egizi, alle fonti da cui si approvvigionavano, alla catena umana che dal più umile dei minatori arrivava al faraone proprietario di tutte quelle ricchezze, passando per i mercanti di gioielli, gli scribi, i capi delle carovane... in poche parole tutta la struttura della filiera che ha creato questi tesori.

In primo luogo è straordinario il livello delle opere esposte. Il Museo del Cairo infatti ha prestato dei capolavori pubblicati nei manuali di storia dell’arte, come per esempio la triade di Micerino, la corona della principessa Sithathoryunet, lo specchio della regina Ahhotep, il bracciale con l’anatra di Ramesse II, la maschera d’oro del faraone Pseusenne... e molti altri ancora che non avevano mai lasciato il Cairo prima d’ora. E non era mai stato esposto al pubblico un insieme così ragguardevole di pezzi di oreficeria provenienti dalle tombe dei re e dei principi, un centinaio di oggetti preziosi. E’ altresì inedita l’ampiezza dell’arco temporale considerato, che va dalle prime dinastie al Terzo Periodo Intermedio, ossia 2.000 anni.

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Situato direttamente sulla spiaggia di Montecarlo, il Grimaldi Forum Monaco, dall’inconsueta forma piramidale, è una location avveniristica multifunzionale a chi piace «Challenging your imagination»! A soli 25 chilometri dall’aeroporto internazionale di Nizza Côte d’Azur, trovate un esclusivo centro congressi dinamico, originale e creativo. Grazie a una superficie utilizzabile di 35.000 mq., la struttura, che recentemente ha ottenuto la certificazione ambientale ISO 14001: 2004, si presenta come sede perfetta per accogliere qualsiasi tipo di manifestazione, dalla convention alla riunione aziendale, da un congresso internazionale a un evento culturale, dal lancio di un prodotto a esposizioni merceologiche o artistiche. Fiore all’occhiello del Grimaldi Forum Monaco, che è dotato delle più avanzate attrezzature tecnologiche, è la Salle des Princes, un auditorium capace di ospitare fino a 1.850 persone, affiancato da altre due sale di dimensioni più contenute, la Salle Prince Pierre con 800 posti e la Camille Blanc con altri 400 posti e da 22 salette.

INFO: Grimaldi Forum Monaco. Da sabato 7 luglio a domenica 9 settembre. Aperta dalle 10 alle 20 (i giovedì fino alle ore 22). 10 avenue Princesse Grace – 98000 Monaco - Info: www.grimaldiforum.mc


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moda l italia fa scuola 01 

La formazione è un tema centrale per la Moda contemporanea e per il sistema Moda Italiano che non ha ancora sviluppato strumenti di promozione organica per la filiera della Formazione, manca cioè una cabina di regia che osservi e promuova il settore in maniera sistematica come avviene in altri comparti.

Di questo, dei diversi temi riguardanti l’Alta Formazione e delle sue potenzialità, si è parlato l'8 maggio 2018 al convegno Moda. L’Italia fa scuola, organizzato dal Centro di Firenze per la Moda Italiana-CFMI, al quale hanno partecipato importanti personalità della moda e della formazione di moda internazionali.

Il Centro di Firenze per la Moda Italiana, dopo i due anni di lavoro come coordinatore della Commissione Formazione del Tavolo Moda e Accessorio che gli hanno permesso di stabilire un proficuo rapporto con le principali realtà formative italiane nella moda pone insieme a loro all’attenzione del Governo e dell’opinione pubblica una serie di punti, alcuni di carattere generale, altri più legati a problemi che possono trovare una risposta concreta nel breve-medio termine e cioè:

- la costituzione di un organismo permanente di osservazione, consultazione, indirizzo e proposta operativa su tali tematiche
- l'assegnazione, all'interno delle attività generali di promozione internazionale della Moda Italiana svolte finora dal Tavolo Moda del MISE di un budget specifico per un programma di promozione dedicato alla Formazione di Moda
- lo sviluppo e la valorizzazione della Formazione di Moda nei suoi molteplici indirizzi professionali e l'attivazione dei corsi di formazione alla ricerca, Scuole di specializzazione e Master di rilevanza internazionale, la partecipazione a progetti di ricerca nazionali e comunitari.
il superamento delle attuali rigide restrizioni legislative e difficoltà burocratiche che rendono molto laboriosa l'accettazione e la permanenza nelle scuole e nei corsi universitari di Moda in Italia per gli studenti provenienti da paesi extraeuropei.

“La formazione della moda è un'industria essa stessa, creativa, con esigenze proprie - ha dichiarato a questo proposito nel suo intervento il presidente Andrea Cavicchi - e per questo dobbiamo lavorare per una strategia comune, per un osservatorio permanente che coinvolga Mise e Miur, per una promozione delle nostre scuole internazionale e sinergica. Spianando la strada della burocrazia per i visti e i permessi di soggiorno per chi sceglie di studiare e specializzarsi in fashion in Italia”.

Il convegno di Firenze si è aperto con un confronto tra Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana; Sara Kozlowski, Director of Education and Professional Development del Council of Fashion Designers of America-CFDA; e Martyn Roberts, Managing & Creative Director della Graduate Fashion Week-UK.

Nella seconda parte il focus è stato sull’Italia, partendo dai temi trattati nel libro “White Book. Imparare la moda in Italia” (Marsilio, 2017). La pubblicazione è il risultato del lavoro che la Commissione Formazione, coordinata dal Centro di Firenze per la Moda Italiana, ha svolto all’interno del Tavolo Moda e Accessorio. Si è parlato delle grandi sfide che la Formazione di Moda deve affrontare oggi nel nostro paese, dei nuovi profili professionali imposti dai cambiamenti strutturali, delle difficoltà burocratiche che penalizzano l’attrattività all’estero del nostro sistema formativo, e delle nuove strategie per la promozione di questo importante settore. Sono intervenuti: Andrea Cavicchi, Presidente del CFMI; Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in design della moda e arti multimediali dell’Università Iuav di Venezia e curatrice del White Book; Marco Ricchetti, consulente di Blumine srl e autore di uno dei testi del White Book; Laura Lusuardi, MaxMara; Giovanni Battista Vacchi, consulente di Ernst Young. A A conclusione, è stato presentato il Manifesto per l’Alta Formazione in Italia - con i punti critici più rilevanti per chi fa Formazione di Moda oggi in Italia – con l’obiettivo di sensibilizzare il futuro Governo del Paese e l’opinione pubblica ai temi centrali per il settore Si è parlato delle grandi sfide che la Formazione di Moda deve affrontare oggi nel nostro paese, dei nuovi profili professionali imposti dai cambiamenti strutturali e delle nuove strategie per la promozione di questo importante settore.

Questo Manifesto sarà anche il punto di partenza per i prossimi eventi sulla formazione organizzati dal CFMI.

“La formazione della moda è un'industria essa stessa, creativa, con esigenze proprie - ha dichiarato nel suo intervento il presidente Andrea Cavicchi - e per questo dobbiamo lavorare per una strategia comune, per un osservatorio permanente che coinvolga Mise e Miur, per una promozione delle nostre scuole internazionale e sinergica, spianando la strada della burocrazia per i visti e i permessi di soggiorno per chi sceglie di studiare e specializzarsi in fashion in Italia”. Auspicando che il nuovo Governo ci ascolti e che si possa continuare a lavorare al Tavola della Moda costruendo per prima cosa un organismo permanente che metta d'accordo ministeri dell'istruzione, dello sviluppo economico, degli esteri con scuole di settore e università per continuare l'opera del Tavolo della Moda, con un budget specifico per programmare formazione ed eventi internazionali".

La scelta da compiere è quella di investire sulla formazione di filiera per costruire un triangolo fra istituzioni del territorio, imprese e mondo della formazione, intorno ad una strategia nazionale definita e chiara, costruita insieme agli attori principali e condivisa con loro in un'ottica sistemica.

Al convegno sono intervenuti: Andrea Cavicchi, Presidente del CFMI; Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in design della moda e arti multimediali dell’Università Iuav di Venezia e curatrice del White Book; Marco Ricchetti, consulente di Blumine srl e autore di uno dei testi del White Book; Laura Lusuardi, MaxMara; Giovanni Battista Vacchi, consulente di Ernst Young.


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