lichtenstein e la pop art americana alla villa dei capolavori 01

L’esposizione allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma, riunisce oltre 80 opere spiccatamente sorprendenti del maestro e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana; per evidenziare sia la sua originalità che la sua appartenenza a uno specifico clima, sono presenti infatti, a confronto con quelle di Lichtenstein, anche opere iconiche di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D’Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana. Roy Lichtenstein è, insieme a Andy Warhol, la figura più rappresentativa e più conosciuta della Pop Art, e dell’intera storia dell’arte della seconda metà del XX secolo.

Si tratta di un appuntamento unico nel suo genere, reso possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Magnani-Rocca con celebri musei internazionali e prestigiose gallerie e collezioni private.

Il mondo del fumetto e della pubblicità - La prima parte della mostra è dedicata alla stagione iniziale della Pop Art, quegli anni fra il 1960 e il 1965 in cui nascono le icone di Lichtenstein tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità, qui a confronto con i lavori dei compagni di avventura dell’artista, quali i citati Warhol, Indiana, D’Arcangelo, Wesselmann, Ramos, Rosenquist e altri ancora. Questo periodo è rappresentato in mostra da autentici capolavori pittorici come Little Aloha (1962) e Ball of Twine (1963), ma anche da una rarissima opera degli inizi come VIIP! (1962), e da una strepitosa serie di opere grafiche, tra le quali spiccano Crying Girl (1963) e Sweet Dreams, Baby! (1965).

A fianco delle opere derivate dai fumetti, certo le sue più conosciute, Lichtenstein inizia alcune serie che hanno come riferimento da un lato la storia dell’arte, dall’altro il grande tema dell’astrazione pittorica: sono i dipinti che testimoniano la varietà e la complessità del pittore e che aprono nuove interpretazioni sia sulla sua opera che sull’intera stagione della cosiddetta Pop Art: anche in questo caso alle opere di Lichtenstein si affiancano quelle dei suoi coetanei, continuando quel dialogo fondamentale tra protagonisti di uno dei momenti cruciali dell’arte del XX secolo. Tra queste serie, si ricordano quella dei “Paesaggi” e quella dei “Fregi”, che prendono avvio nei primi anni Settanta. I paesaggi partono da un motivo naturale per arrivare a un’astrazione assoluta, che comprende anche l’adozione di materiali plastici appartenenti al mondo contemporaneo, in un affascinante corto circuito tra tradizione e innovazione. In modo analogo, i “Fregi” riprendono un tema canonico dell’arte classica per trasformarlo in pura decorazione astratta: un’opera di quasi tre metri concessa in prestito dal Musée d’Art moderne et contemporain de Saint-Étienne rappresenta al meglio questo ciclo. Quasi contemporaneamente nasce anche un altro genere, quello che proviene direttamente dalla storia dell’arte: ecco allora le figure ispirate a Picasso e a Matisse - ma anche dal Surrealismo, come la celeberrima Girl with Tear (1977) che giunge in via straordinaria dalla Fondation Beyeler di Basilea.

Quello che rende unica questa mostra è il principio di lettura complessiva della creatività dell’artista che permette di apprezzare Lichtenstein nella sua interezza, affrontando tutte le stagioni e tutti i temi della sua arte.

In questo modo, la mostra - a cura di Walter Guadagnini, già autore di storiche ricognizioni sulla Pop Art, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca - ha due chiavi di lettura fondamentali: una è quella storico/iconografica, che tocca anche gli aspetti del linguaggio e dello stile di Lichtenstein, passando dalla figura all’astrazione, con libertà e coerenza davvero uniche. È molto interessante a questo proposito sottolineare la nascita della cosiddetta “Pop Abstraction” attraverso le opere di Lichtenstein e dei suoi compagni di viaggio. L’altra chiave di lettura è quella disciplinare, che mira a evidenziare le complessità e insieme l’unità della pratica artistica di Lichtenstein, modernissimo nel suo affrontare la pittura a partire dai principi della riproduzione dell’immagine, e allo stesso tempo classico nella sua volontà di conferire a ogni disciplina una sua specifica importanza e un suo specifico ruolo. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, quali Avis Berman, Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Kenneth Tyler, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

La mostra è allestita alla Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma), dall’8 settembre al 9 dicembre 2018. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17); sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 HYPERLINK “Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.magnanirocca.it
Il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).


archivio

sandro chia in mostra a locarno 01
La Pinacoteca Comunale Casa Rusca è il ritrovo degli amanti dell’arte contemporanea. Collocata in una costruzione settecentesca restaurata e inaugurata nel 1987 conserva e presenta, attraverso esposizioni temporanee, le collezioni d’arte di proprietà della città di Locarno.

Casa Rusca ospita dal 9 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 un’ampia retrospettiva dedicata a Sandro Chia, uno degli interpreti più significativi della cultura artistica contemporanea, la cui produzione è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. L’esposizione offrirà la possibilità di ammirare, per la prima volta in Svizzera, un’accurata selezione di oltre 50 dipinti di grande formato, realizzati dal 1978 fino alle opere più recenti, di uno dei protagonisti assoluti della Transavanguardia. É questa anche l’occasione per una riflessione sulla corrente artistica degli anni Ottanta, attraverso le opere di Chia e di altri suoi esponenti: Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Francesco Clemente ed Enzo Cucchi. Un movimento, quello della Transavanguardia, apparentemente di riflusso rispetto al concettualismo dell’arte povera, che trovò nel critico Achille Bonito Oliva la propria autorevole guida nel recupero degli stimoli che avevano alimentato alcune delle avanguardie storiche come l’espressionismo, il fauvismo e la metafisica. Impulsi che nell’opera di Sandro Chia, tradotti in narrazioni spesso oniriche, si concretizzano in un vigore barbarico, fondendo confessioni intime al gusto per la teatralità. Ne scaturisce una figurazione d’impronta mediterranea che ha saputo in breve tempo imporsi a livello internazionale, anticipando per certi aspetti il passaggio dalla modernità alla postmodernità, fatta di piccole narrazioni quotidiane, del ritorno al particolare, e soprattutto da una nuova attenzione al segno, alla forma e al colore. I punti di riferimento di Chia spaziano dai grandi maestri del passato quali Masaccio, Michelangelo agli artisti del Novecento De Chirico, Cézanne, Picasso a Chagall. Chia si appropria di questo enorme patrimonio della pittura figurativa per rielaborarlo nella sua idea dell'arte.

Per Chia “la pittura è un mondo di libertà senza limiti, senza confini” e le opere sono lo strumento per lasciarsi andare a ogni sorta di avventura o di sfida. Elemento imprescindibile nell’approccio all’artista è il suo uso del colore: dirompente, variopinto, tendente a repentini mutamenti. L’opera pittorica di Chia scaturisce da una fervida fantasia in cui si incontrano mito, letteratura ed eventi della quotidianità. Sia che illustri temi umili o sublimi, l’artista umanizza i suoi “eroi” dall’aspetto monumentale e fa vivere loro le problematiche del presente: incomunicabilità, difficoltà dei rapporti umani, materialismo, assenza di ideali, atteggiamento passivo nei confronti della società. Davanti allo spettatore si schiude un mondo di immagini forti, provocatorie, poetiche e toccanti. Le composizioni, insieme agli spunti proposti dai titoli, rivelano un’infinità di possibilità interpretative dei soggetti e dei temi centrali attorno ai quali si articola la ricerca dell’artista: il viandante, il pittore, il padre e il figlio, l’angelo, il naufrago, la vicinanza della natura alla vita dell’uomo, la sensualità del corpo, l’ispirazione, la melanconia.

La mostra è accompagnata da un catalogo con le riproduzioni a colori di tutte le opere esposte, corredate da una scheda esplicativa.

SANDRO CHIA - Biografia
Nasce a Firenze il 20 aprile 1946. Frequenta l’Istituto d’Arte e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1969. Visita l’India, la Turchia e gran parte dell’Europa prima di stabilirsi a Roma; nel 1971 ha luogo la sua prima personale alla Galleria La Salita. Durante gli anni Settanta il suo lavoro si distanzia gradualmente dalle sperimentazioni concettuali a favore di uno stile più figurativo, attirando l’attenzione della critica italiana e internazionale. Nel 1980 ottiene una borsa di studio dalla città di Mönchengladbach (Germania) e vi lavora per un anno, per poi trasferirsi a New York dove vive per i successivi due decenni, pur continuando a spostarsi frequentemente tra questa città e l’Italia. Negli anni Ottanta diventa uno dei protagonisti della Transavanguardia, movimento artistico che lo coinvolge, unitamente a Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Francesco Clemente ed Enzo Cucchi, alle Biennali di Parigi e San Paolo, e più volte alla Biennale di Venezia. I suoi lavori sono stati esposti in prestigiose mostre in alcuni dei maggiori musei del mondo. Tra i più noti spazi museali internazionali che gli hanno dedicato delle esposizioni citiamo lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1983), il Metropolitan Museum di New York (1984), la National Galerie di Berlino (1984, 1992), il Musée d’Art Moderne di Parigi (1984), i musei di Düsseldorf (1984), Villa Medici a Roma (1995), il Palazzo Reale a Milano (1997), il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2002) e la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma (2009). Attualmente vive e lavora tra Miami, Roma e Montalcino dove, nel Castello Romitorio di sua proprietà, si occupa anche della produzione di pregiati vini tra cui il rinomato Brunello.


INFO: Dal 9 settembre 2018  al 6 gennaio 2019. Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Piazza Grande, 18, Locarno (Svizzera)


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