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Siamo ad Asti, nel centro cittadino della barocca nobiltà astigiana, tra sontuosi palazzi e musei, piazze e monumenti, arte e storia. Stiamo per entrare in quello che considero un Tempio Sacro dell’Arte, Palazzo Mazzetti, per visitare una mostra tra le più significative che illustrano l’Asti artistica del ‘600.

Aprire la porta di  Palazzo Mazzetti è come varcare la soglia del  Tempo. Si apre su un mondo parallelo dove lo sfarzo della nobiltà barocca si fonde con la storia, e la  fantasia  mescola le immagini in suggestive pagine in bilico tra il passato e la modernità di mostre  “senzatempo”. Oggi vi condurrò con me nel magico mondo dove l’arte dà vita alla fantasia, fa rivivere queste sale, e a noi basterà chiudere gli occhi per sentire ancora il chiacchierio di nobili dame e cicisbei.

Ogni volta che varco la porta di un museo d’arte, di una mostra, provo una strana sensazione e per un attimo resto immobile sulla soglia che, come un varco nel tempo, mi condurrà nel passato o nel presente, nel futuro, in un viaggio temporale tra opere d’arte dove passato e presente si fondono in un tutt’uno di colori mescolati sulla Tavolozza del Tempo.

Tinte tenui o colori vivaci, paesaggi o ritratti, immagini religiose o scene di vita, e poco importa che siano i miei pittori preferiti, l’arte è Arte, siano Michelangelo, Giotto, Raffaello, Bruegel, Ligabue e i naif jugoslavi, o surrealisti come Salvador Dalí, Max Ernst, Rocco Forgione, Botero. E... perchè no, le prime donne pittrici del ‘600, come Marietta Robusti primogenita del Tintoretto, Sofonisba Anguissola, Levin Teerline e suor Orsola Maddalena Caccia detta la Moncalvina.

O le più temerarie del 1900, Agnes Goodsir,  Betty Parsons, Rosa Bonheur, Frida Kahlo, Novella Parigini e Tamara de Lempicka. E’ l’anamnesi dei ricordi che diventano rimpianti e sfogliano le pagine ingiallite, combattono con il tempo e, subdoli richiami di tele e pennelli, mi invitano come suadenti Sirene a riprendere tele e pennelli. Il mio passato d’artista si inabissa nel presente che si eclissa  tra le pieghe della quotidianità di giornalista.

Mi lascio condizionare dai ricordi, il presente convive con le ombre del passato. Il tempo di un pensiero: forse è passato solo un attimo, o forse l’apparente scorrere del Tempo ha rallentato per darmi ancora qualche immagine sbiadita da ricordare. Le luci soffuse, tra giochi di luci e ombre proiettate sulle tele, danno vita ad una mostra che per le opere esposte e la coreografia, è tra le migliori che ho visto. Il pensiero è come un film e proietta nella mente le immagini di una mostra dove il passato racchiuso in opere d’arte è in simbiosi con il moderno che fa da magnifica e suggestiva scenografia.

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Ai margini dell’incoscienza, come il pettirosso, vorrei levare quei chiodi dal Cristo crocifisso, tanto sembra vero. Toccare quelle Madonne, i Santi, sedermi su una di quelle poltrone di velluto prendendo il tè.
 
Una mostra d’arte che è la genesi dell’arte sacra, suggestive immagini che affondano le  radici nella storia  del cristianesimo dove la sofferenza  fisica dell’Uomo sulla Croce ci pone in uno stato d’animo di riflessione, di contemplazione. La sensibilità che l’artista ha posto nei volti espressivi dei personaggi non sfugge a chi, attento, cerca in quei dipinti l’anima stessa dell’autore. Se “L’essenziale è invisibile agli occhi”, la bellezza di un’opera nasce prima di tutto nell’Anima dell’artista.
 
Riprodurre opere d’arte sacra significa entrare in un universo parallelo, che lascia la fisicità corporea per entrare in quello evanescente che attinge vitalità dall’Universo, dalla sacralità incorporea di santi e martiri nell’eterna lotta del Bene contro il Male, della Luce contro le Tenebre. 
 
L’arte è un tramite tra il mondo reale e l’immaginazione, la fantasia che scaturisce dall’animo dell’artista si trasferisce sulle tele a cui dà vita. In fondo l’artista “vive altrove”, in un mondo dell’immaginario, dove non è preda dei sentimenti e delle emozioni che subisce, ma li vive e diventano la fonte a cui attingere i pensieri e tradurli in opere d’arte.
 
Una Madonna che stringe un Gesù morente o il Gesù da bambino, ma qualunque sia l’atteggiamento materno, dal volto scaturisce un senso di sofferenza, di angoscia per il futuro e il mistero della vita e della morte. Ma ora seguitemi e meglio delle parole parleranno le immagini. 
 
La mostra si articola su vari piani,  in “La Prima Metà del Seicento”, siamo nella Asti del 1615, la città è assediata dalle truppe del governatore dello Stato di Milano don Juan de Mendoza, marchese dell’Hinojosa. Gli eserciti di  Francia e Spagna si contendono i territori, nella prima guerra di successione di Mantova e del Monferrato e nel Salone d’Onore grandi tele ripropongono artisticamente gli scontri con le truppe del duca di Savoia Carlo Emanuele I e l’assedio di Bistagno. In un angolo del salone fa da guardiano l’armatura di un altro governatore, don Gòmez Sùarez de Figueroa y Còrdoba, duca di Feria. 
Il ritratto di Ghiron Francesco Villa governatore di Asti ci ripropone la nobiltà astigiana di metà Seicento.
 
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La suggestiva cornice della sala attigua propone un esempio d’arte dell’epoca e non potevano mancare le splendide tele di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Nella  sala, “La Seconda Metà dei Seicento”, potrete ammirare una tela di suor Orsola Caccia, figlia del “Moncalvo”, e il Cristo morto, una scultura che giustamente è considerata “di grande forza espressiva”. La scenografia è di forte impatto visivo, magicamente giocata da chi ha curato la mostra. Mi colpisce emotivamente la sofferenza di quell’Uomo morente da cui non riesco a distogliere il pensiero e resto un attimo da sola, in silenzio, come a volergli rimanere accanto per chiedergli scusa di quella sofferenza. “Il Settecento” mette in luce l’armonia con opere di grande impatto visivo con due pale: “Santa Maria Maddalena de’ Pazzi” e  “Presentazione di Gesù al tempio”. 
 
Stupenda la tela con Sant’Agostino, che ripropone in chiave pittorica il miracolo dell’ossessa. Non manca un bellissimo Catalogo. Oltre 300 pagine di notizie storiche, stupende immagini d’arte, il tutto a cura di Alberto Marchesin, Paola Nicita, Blythe Alice Raviola, Andrea Rocco. 
 
La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Presidente Mario Sacco; Fondazione Palazzo Mazzetti: Presidente Michele Maggiora; direttore Andrea Rocco. Coordinamento Generale Cinzia Rainero. Progetto di allestimento, architetto Maria Federica Chiola. Le opere esposte hanno “prestatori” non solo dalla provincia di Asti e del Piemonte, ma vantano illustri prestiti sia italiani che stranieri, tra cui il Museo Del Greco di Toledo, Gallerie Estensi di Modena, Musei Reali e Armeria Reale di Torino. Il tutto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti, Cuneo.
 
L’elenco delle collaborazioni è lungo e meriterebbero tutti un cenno, ma lo spazio non me lo consente e allora vi invito a visionare questo catalogo stupendo e naturalmente a vedere la mostra. Aprono la presentazione del catalogo i Presidenti delle Fondazioni, Michele Maggiora e Mario Sacco, seguito da Maurizio Rasero Sindaco di Asti e da Egle Micheletto Soprintendente. La mostra conclude le celebrazioni del 25° anniversario di nascita della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti che si occupa dello sviluppo del territorio promuovendo manifestazioni e mostre.
 
INFO: Palazzo Mazzetti - Asti: “Nella città d’Asti in Piemonte - Arte e cultura in epoca moderna”, dal 28 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018. Info: tel. 0141530403 - www.palazzomazzetti.it
 

sotto un altra luce gioielli e ornamenti di gianfranco ferre in mostra 01 

A Torino, nella sontuosa cornice barocca di Palazzo Madama, la mostra “Gianfranco Ferrè, Sotto un’altra luce: gioielli e ornamenti”, voluta da Fondazione Gianfranco Ferré e da Fondazione Torino Musei, presenta in anteprima mondiale duecento oggetti gioiello che ripercorrono la vicenda creativa del celebre stilista italiano.

L’ornamento per Ferré è stato sempre una passione, legato in modo inscindibile alle collezioni di moda e risultato di un approccio spesso innovativo e mai inferiore a quello riservato all’abito. I gioielli furono, anzi, il suo primo campo di sperimentazione - ne realizzò diversi quando era un semplice studente universitario della facoltà di Architettura a Milano - assemblando nelle prime realizzazioni materiali poveri.

Gli oggetti in mostra, creati per le sfilate dal 1980 al 2007, ed esposti al pubblico fino al 19 febbraio 2018, sono raccontati come complemento dell’abito e suo accessorio e pertanto vengono abbinati ad alcuni capi in cui è proprio la materia-gioiello a inventare e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima. Così pietre lucenti, metalli smaltati, conchiglie levigate, legni dipinti, vetri di Murano, ceramiche, cristalli Swarovski ma anche legno, cuoio, ferro, rame e bronzo si susseguono e si combinano in un incantato orizzonte di collane, bracciali, spille, cinture, anelli e altri monili. A testimoniare come l’attenzione di Gianfranco Ferré per i materiali sia stata essenziale e determinante per la sua ricerca; e come ogni gioiello debba rappresentare il proprio tempo. Anche l’aspetto installativo della mostra, ideata da Franco Raggi, storico collaboratore del Maestro, ha una notevole importanza e gioca sul contrasto tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di grande pregio architettonico, e le strutture minimaliste in ferro e vetro dell’allestimento, in cui la bellezza dei gioielli creati da Ferré, che sembrano librarsi in volo nella penombra come oggetti di sogno, risalta in tutto il suo splendore.

Curatrice dell’esposizione Francesca Alfano Miglietti che ha sottolineato come la potenza e l’energia di questi gioielli siano un’eredità sulla metodologia del saper fare “Non esiste etica senza estetica. Per Ferré l’ornamento non è il figlio minore di un prezioso, ma un concetto di eternità che deve rappresentare l’immanenza del presente”.

La rassegna proseguirà il suo percorso internazionale quale testimonianza del metodo di lavoro dell’architetto. “L’esposizione si propone di offrire al pubblico, per la prima volta in assoluto, la visione di un aspetto specifico della creatività e della progettualità di Gianfranco Ferré, con l’intento chiaro e fermo di sottolineare come a esso lo stilista abbia riservato sempre un’attenzione speciale, in termini di ricerca applicata sia alla forma che alla materia e in termini di ispirazione, con risultati quasi sempre innovativi e sorprendenti. Non solo: la mostra stessa intende dimostrare come anche nella progettazione dell’ornamento Ferré si attiene con rigore e coerenza ai dati costitutivi del suo background formativo, legati all’architettura e al design” - ha detto Rita Airaghi direttore della Fondazione Gianfranco Ferré nell’esprimere tutta l’emozione per questo nuova testimonianza per chi ama la moda e il made in Italy.

INFO: Torino, Palazzo Madama, fino al 19 febbraio 2018

www.palazzomadamatorino.it - www.fondazionegianfrancoferre.com


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