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Circondata dai paesaggi mutevoli delle risaie, Novara emerge dalle interminabili distese d’acqua che in primavera giocano con le nuvole creando istantanee di luci e di ombre. Un panorama che muta col passare delle stagioni e che riporta alla mente gli anni in cui in queste risaie hanno lavorato eserciti di donne, finchè l’avvento della meccanizzazione ha reso il duro lavoro meno amaro. Le chiamavano le mondine, dal verbo “mondare”, pulire, ed erano le lavoratrici stagionali che per ore e ore stavano a piedi nudi ricurve nell’acqua fino alle ginocchia a estirpare le erbe infestanti che soffocavano le piante del riso e le impedivano di crescere. Un lavoro durissimo, in un ambiente caldo umido infestato da nugoli di zanzare, immortalato magistralmente nel 1949 da Giuseppe De Santis in “Riso amaro”, il film cult con Silvana Mangano.

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E’ impossibile iniziare un discorso su Novara senza parlare di uno dei suoi elementi caratterizzanti, la coltivazione e produzione del riso, indissolubilmente legata alle tradizioni gastronomiche cittadine e perno della vita locale fin dal XV secolo, quando il riso giunse da queste parti e grazie alla morfologia del terreno e l’abbondanza di acqua se ne iniziò la coltivazione in larga scala modificando non solo il paesaggio ma anche tutto il contesto a la vita della popolazione. In Italia le varietà di riso coltivate sono ben 148. A Vespolate Fabrizio Rizzotti e il figlio Luca gestiscono una piccola azienda familiare di 80 ettari che produce ogni anno 5mila quintali di riso nelle qualità Carnaroli, Roma, Baldo, Artiglio (di questa qualità l’azienda è l’unica produttrice in Italia) e da quest’anno anche Razza 77, un’antica varietà coltivata tra gli anni ’40 e ’70 recuperata e riprodotta.(www.risorizzotti.com)

Uno dei piatti più tipici e conosciuti del Novarese è la paniscia. La sua base è naturalmente il riso, poi fagioli, cavolo verza, carota, sedano, cipolla, vino rosso (delle Colline Novaresi), lardo, “salam d’la duja”, un insaccato di suino tipico di queste parti conservato sotto strutto che prende il nome dal recipiente dove viene conservato, la duja, un boccale di terracotta. Questi gli ingredienti ma per quanti ristoranti o famiglie potrete visitare a Novara non ne troverete due in cui assaggerete lo stesso piatto. Ognuno ha la sua ricetta e le sue varianti.

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Città di notevole sviluppo industriale nell’Ottocento, passata alla storia per quella battaglia che nel 1849 costò ai piemontesi la perdita della prima guerra d’indipendenza, oggi Novara è una città viva e sorprendente, situata a metà strada tra Milano e Torino con una stazione che è stata sempre un importante scalo in particolare per il traffico merci e, sebbene non servita dai Frecciarossa, è punto di sosta dei TGV francesi che vanno verso Parigi e Lione.

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La pianta cittadina rivela le sue origini romane. Del medioevo restano il Broletto e il Castello. Del periodo seicentesco numerose chiese ma gran parte degli altri monumenti ed edifici importanti cittadini risale all’Ottocento, il periodo dello sviluppo industriale, quando il panorama della città era caratterizzato dalle ciminiere e l’architetto Alessandro Antonelli vi costruiva prima Casa Bossi e poi quella Cupola di San Gaudenzio, alta ben 121 metri, che domina lo skyline ed è il simbolo cittadino. Visibile anche da lontano, il progetto anticipava quella che l’architetto innalzò a Torino e che è universalmente conosciuta come la Mola Antonelliana. Una cupola a km. 0, dato che fu costruita con materiali locali, argilla della pianura e cinquemilacinquecento tonnellate di mattoni che la fabbrica della cupola costruiva in proprio e l’Antonelli testava saltandoci sopra con i piedi. Un capolavoro, slanciato ed elegante, che termina con un ardito pinnacolo e ha una particolarità, anzi due, la prima è che la chiesa è l’edificio in mattoni più alto del mondo, e la seconda è che, cosa insolita, la cupola della chiesa è più alta del campanile.

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Piazza delle Erbe è il cuore geografico della città e anche quello della Novara medievale. Qui per secoli si è tenuto il mercato cittadino. Poco distante c’è il duomo e all’incrocio tra il cardo e il decumano della città romana c’è l’angolo delle ore, il punto di ritrovo classico dei novaresi, così chiamato perché una volta i numerosi orologi appesi sui muri degli edifici permettevano di leggere l’ora da qualunque punto si fosse. Ha chiuso da poco più di un mese lo storico caffè delle ore, erede del bar dove Gaspare Campari inventò il suo famosissimo aperitivo.

Ma l’Antonelli non operò solo a Novara ma in tutto il Piemonte. Era nato a Ghemme, cittadina nota non soltanto per avergli dato i natali e per il ricetto, l’unico ancora abitato dei quattro presenti in tutto il Piemonte, tipico dalle case in pietra e le volte che collegano un impianto stradale labirintico fatto con le menole, i sassi di fiume che caratterizzano il selciato locale, ma anche per il vino. Una DOC dal disciplinare rigorosissimo, che quest’anno ha festeggiato i 20 anni fregiandosi della DOCG. Prodotto in piccole quantità da viticoltori che vivono il territorio da secoli è un rosso corposo composto da Nebbiolo in purezza o da Nebbiolo all’80% con l’aggiunta di Vespolina e Uva Rara, che qui si chiama Bonarda Novarese.

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Quattro dei produttori sono donne, e tre di loro (Katia Sebastiani, Giada Codecasa e Cecilia Bianchi) hanno promosso recentemente la prima edizione de "Le Signore del Ghemme", evento che si è svolto nei locali della dimora d'epoca dello chef artista Enrica Pedretti. Da questo incontro è nato il progetto del volume " Storie e ricette per donne senza tempo", un ricettario raccontato dedicato a sette figure femminili significative per il territorio che verrà presentato al pubblico a settembre di quest’anno.

Dal vino al formaggio il passo è breve. Non si può visitare il Novarese senza assaggiare il Gorgonzola. Nato nel paese dallo stesso nome e diffusosi poi sia in Piemonte che in Lombardia, la produzione annuale si attesta sui 4 milioni e mezzo di forme. Di queste i 2/3 vengono prodotte in Piemonte e la metà a Novara che è la patria indiscussa di questo formaggio erborinato a pasta cruda e con una percentuale di grassi non troppo elevata caratteristico per le particolari muffe al suo interno. A Cameri si trova la sede della storica Latteria di Cameri, l’unica realtà cooperativa rimasta delle tante che costellavano il territorio e che nel 2014 ha festeggiato i 100 anni di attività. Costituita da 19 soci, raccoglie ogni giorno circa 350 q.li di latte che vengono lavorati in giornata e trasformati in prodotti caseari artigianali di altissima qualità. Quattro le DOP che devono rispettare un disciplinare rigoroso anche per i mesi di stagionatura: Gorgonzola dolce e piccante che rappresentano oltre il 90% della produzione, e Toma Piemontese e Taleggio. La latteria produce anche Toma Blu, Nivellina (Gorgonzola con mascarpone) e quattro specialità di capra: un erborinato (Verdalpe dolce e piccante), e Toma di capra, Blu di capra e Mattonella di capra. (www.latteriadicameri.it)

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Romagnano Sesia, cittadina agricola e industriale allo stesso tempo, è nota per il suo “Venerdi Santo”, una rappresentazione della Passione di Cristo che si replica ogni due anni (www.venerdisanto.org). Sul poggio di Monte Cucco la magnifica Villa Caccia, opera di Alessandro Antonelli e residenza estiva dei conti Caccia di Romentino, oggi ospita il Museo Etnografico della Bassa Valsesia. Dal piazzale di ingresso al piano nobile della villa la vista spazia sul massiccio del Monte Rosa e sulla pianura novarese. All’interno della villa si può fare un viaggio nella storia e le tradizioni del territorio grazie ad un allestimento che con numerosi manufatti d’epoca presenta la vita contadina nei suoi vari aspetti, i mestieri scomparsi, gli abiti, i giochi dei bambini, ecc. C’è persino ricostruita un’aula scolastica con libri e quaderni d’epoca. www.museostoricoromagnano.it

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Viaggiando per il territorio si incontrano castelli, oratori romanici campestri (ce ne sono circa cento sparsi per la provincia), opere di ingegneria idraulica come il Canale Cavour che collega il Po al Ticino, e complessi monastici come la notevole l’Abbazia di San Nazario e Celso a S. Nazzaro Sesia. Fondata dai benedettini nell'IX secolo possiede un suggestivo ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto e particolari decorazioni in cotto tra cui un magnifico rosone. Verso nord, dove la pianura lascia il posto alle colline che anticipano le Alpi e il Monte Rosa, si raggiunge Arona e il Sacro Monte di San Carlo con la colossale statua di San Carlo Borromeo, comunemente chamata “San Carlone”, che sovrasta il lago Maggiore dall’alto dei suoi 35 metri. Sul lato ovest al confine della provincia un luogo di culto Patrimonio dell’Umanità domina lo stupendo Lago d’Orta e l’affascinante borgo di Orta San Giulio, il Sacro Monte di Orta, uno straordinario monumento devozionale inserito in una riserva naturale. La passeggiata tra i boschi che conduce sulla sommità del colle è punteggiata da venti cappelle affrescate e allestite con 376 statue ad altezza naturale che narrano la vita di San Francesco. Un capolavoro di arte e misticismo a cui contribuirono artisti del calibro di Procaccini, Morazzone e i fratelli Nuvolone.

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Il ricordo più dolce di una visita a questa provincia dalle innumerevoli potenzialità sono i biscottini di Novara, amati nel passato da D’Annunzio e Carducci. Versione artigianale dei Pavesini industriali sono frutto di un’antica ricetta conventuale a base di uova, farina e zucchero e cottura in forno a due riprese. Leggerissimi, pesano appena due grammi ognuno. In vicolo Monte Ariolo, in pieno centro di Novara, ha sede lo storico biscottificio Camporelli nato nel 1852, mentre a Romagnano Sesia il biscottificio Rossi è specializzato in biscottini di Novara con farina di riso artiglio, una vera prelibatezza (www.biscottificiorossi.it)

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Per ulteriori informazioni : www.turismonovara.it

Foto © Marina Cioccoloni 


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