Arte e dintorni

La prima domanda che ho rivolto al Dr. István Puskás, direttore dell’Accademia d’Ungheria a Roma, è stata il perché dell'insolito titolo ("Opere dei Grandi Maestri della pittura classica ungherese (1878-1969) -provenienti dalla collezione Antal – Lusztig (Debrecen)") assegnato ad una rassegna d’arte. La risposta è stata: “La prima strofa del nostro inno nazionale contiene la richiesta a Dio di concederci allegria. Questo spiega il sentimento presente nella cultura moderna ungherese, con particolare riguardo alla poesia e all’arte figurativa”.

accademia d ungheria a roma in mostra la pittura classica ungherese 01

Tornyai Jànos (Hodmezovàsàrhely 1869/1936) “Anziano magiaro da Spettanza”. 1902. Olio su tela. Tema ricorrente nelle sue opere è la povertà dell’inizio secolo.

Infatti scrivono i curatori di questa mostra: ”La malinconia risulta essere uno degli argomenti più trattati. L’uomo malinconico nei confronti dei propri limiti e della fine inevitabile della vita umana dispone di una straordinaria conoscenza, anche se effimera. Egli rimane indifferente a tutto, ai come e ai perché, pur tuttavia questi lascia trapelare l’ombra dell’onnipotenza divina, nonché il gesto faustiano della dissoluzione. Il soggetto malinconico perde inevitabilmente la testa, come affermò l’eminente storico dell’arte, Aby Warburg (1866-1929) riguardo alla famosa incisione in rame Malinconia (1514) di Dürer”.

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Korniss Dezso (Beszterce 1908/Budapest 1984): “Testa di cimice rossonera” 1946. Olio su tela. Immagine riprodotta nella locandina della mostra.

Certamente l’insolito titolo è fonte di curiosità che come un “file rouge” ci accompagna lungo tutto il percorso espositivo allestito al piano terra di Palazzo Falconieri, bella e prestigiosa sede dell’Accademia d’Ungheria a Roma, dove sono esposte 41 opere di 22 pittori classici ungheresi che godono tutti di altissima considerazione a livello mondiale. Queste opere provengono dalla maggiore collezione privata ungherese d’arte figurativa e sono tutte veri capolavori che condividono la tematica della malinconia e offrono, allo stesso tempo, un quadro piuttosto completo di uno dei periodi forse fra i più interessanti della pittura ungherese.

Quasi tutti gli artisti presenti in mostra, molti dei quali non molto conosciuti in Italia anche agli addetti ai lavori, dopo una prima formazione in scuole ed accademie nazionali, – di buona fama internazionale godevano, allora come adesso, l’Accademia di Belle Arti di Budapest affiancata dalla colonia artistica di Nagybànya, - hanno fatto esperienze artistiche all’estero privilegiando alcuni centri europei dove la cultura, e le arti visive in particolare, riscontravano maggior seguito e successo internazionale. Alcuni di loro hanno soggiornato a Roma altri, quali Judit Riegl, pittrice nata in Ungheria a Kapuvàr nel 1923 e successivamente naturalizzatasi francese, e Simon Hantai – Biatorbagy 1922 / Parigi 2008 - entrambi borsisti nella stessa Accademia ungherese che oggi li accoglie nuovamente. Le opere esposte in questa mostra ci dicono di testimonianze elaborate e interpretate nei gusti e negli stili presenti nelle nazioni delle temporanee residenze fuori dai confini nazionali, acquisite dagli artisti dove sono percepiti precisi riferimenti al dadaismo, all’espressionismo ed alla bauhause presenti nella Germania della Repubblica di Weimar o nel Movimento dei Fauve nella Parigi del dopo prima guerra mondiale.

Di grande interesse sono le contaminazioni fra le tendenze artistiche, presenti in patria, con quelle traslate nelle opere prodotte da questi artisti successivamente al loro rientro nei confini nazionali. In tutte queste opere i primi apprendimenti ricevuti in patria con quelli acquisiti all’estero hanno generato un vero e nuovo stile artistico, interprete del gusto e della cultura nazionale con precisi riferimenti anche a quelle conosciute ed apprese all’estero.

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Laszlo Moholy-Nagy: “Ragazza seduta in poltrona”

Significative in proposito sono le opere di Laszlò Moholy-Nagy – Bacsborsòd 1895 / Chicago 1946, – oppure Istavan Farkas - Budapest 1887 / Auschwitz 1944 – considerato uno dei maestri indiscussi della pittura ungherese del secolo scorso, apprezzato dal critico d’arte André Salmon e dall’architetto Le Corbusier, che lo hanno paragonato a Matisse, a Dorfy ed ai grandi artisti della pittura mondiale. Farkas dopo una prima formazione nella colonia artistica di Nagybàniya si era trasferito a Parigi dove entra a far parte del circolo dei pittori cubisti dell’Acadèmie de la Palette e qui diviene amico di Andrè Salmon, il quale in seguito scriverà una monografia a lui dedicata. Scrivono i critici di lui: “Mentre lo spettro del nazi-fascismo comincia ad alzarsi sull'Europa, Farkas realizza la serie dei grandi quadri 'tragici' del 1941, che con la loro atmosfera profeticamente cupa, catturano tutta la drammatica ineluttabilità di una società in marcia verso il baratro. Dopo questa parentesi il pittore fugge ancora dal mondo e torna all'intimità della sua casa-studio di Szigliget, vicino al Lago Balaton e alle nature morte. Il suo destino, dopo la persecuzione e la deportazione, avrà il suo tragico epilogo ad Auschwitz”.

Di rimando, e di non minor interesse, sono le opere realizzate da artisti che hanno sempre prodotto restando legati artisticamente ai luoghi delle loro origini di nascita e culturali quali Istavàn Szonyi, formatosi nella colonia artistica di Nagybànya. Di lui si ricorda che durante la seconda guerra mondiale, avendo aderito alla Resistenza Partigiana, riuscì a mettere in salvo molti ebrei e per questo riceverà nel 1987 il Premio ai Giusti tra le Nazioni conferitogli da Israele. Dopo la sua morte il suo atelier diverrà “Casa commemorativa”.

Ciascuno dei venti artisti presenti in questa rassegna ha una bellissima storia che racconta nelle proprie opere con i pennelli e gli occhi del protagonista che ha vissuto in quegli anni i molti eventi storici, spesso anche tragici e difficili per la popolazione, che hanno caratterizzato la vita ungherese negli ultimi due secoli.

INFO: Roma, Accademia d’Ungheria, Palazzo Falconieri, Via Giulia, n.1. Ingresso gratuito. Fino al 7 maggio 2017 con orario: dal lunedi al venerdi 10,00/19,00 e nei giorni di sabato e domenica, ore 10,00/13,00 e 14,00/18,00.

Foto © Donatello Urbani


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