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Che sia bianca rossa o nera...
purchè sia la Luna di Marzo di Enofila
foto Matteo Saraggi

La Luna! Silente figura femminile, misteriosa ed enigmatica immagine che ci accompagna da sempre. Musa e consigliera, compagna dell'uomo scandisce il Tempo della nostra esistenza: è lei che illumina la notte, segue il cammino della semina e del raccolto, influenza il nostro umore, le condizioni climatiche e gli eventi, l'annata vitivinicola e l'imbottigliamento, e che la immaginiamo bianca, rossa o nera, ha i colori della terra che bacia proiettando la sua ombra a volte lugubre, altre volte quasi benevola protettrice.
Ogni volta che scrivo di vino immagino di racchiudere la Luna in un calice di vino: bianca, come una coppa di Spumante; rossa come un sorso di Barbera, nera come le ombre dei filari distesi lungo i pendii delle colline vitate. Questa è l'immagine che unisce il vino alla Luna che ne scandisce la nascita: da germoglio a grappolo, sino all'imbottigliamento.
L'astigiano è tra i territori più famosi per l'enogastronomia ed è ad Asti che si è appena chiusa la "Fiera dei Vini della Luna di Marzo", organizzata dalla Camera di Commercio di Asti attraverso la sua azienda speciale.
Tra le antiche tradizioni contadine legate al vino vi era il "rito dell'imbottigliamento" che si svolgeva con la Luna di marzo, per questo rappresenta la storia del vino, la cultura che trasforma il degustare il vino, in un sorso armonioso di poesia, ma che ricorda anche l'antica tradizione contadina che considerava il vino come un'amante a cui accudire amorevolmente e non un veicolo di "sballo" che rende sciocchi e violenti.
Enofila è l'arte del vino, è l'antico rito dell'imbottigliamento alla Luna di marzo, ma la Luna stavolta non illumina le botti: è il simbolo di una Fiera appena nata, ma che in soli tre giorni ha già imparato a correre verso nuovi traguardi e se la corsa fosse quella di un atleta direi che "promette bene".

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Enofila, strano nome per un evento e molti si saranno chiesti cosa significa.
Se l'Italia sta festeggiando il 150°, Enofila è più giovane, si fa per dire... visto che anche lei è ultracentenaria e compie 140 anni! Oggi Enofila si propone come centro fieristico per la promozione delle eccellenze agroalimentari e vinicole, ma è nata nel 1871 per volere di una Società Cooperativa per la lavorazione di tipo "industriale" delle uve e tra i promotori vi era anche Carlo Gancia, l'uomo che inventò lo "Spumante italiano".
Il logo raffigura una clessidra... in cui è anche rinchiuso un calice di vino, quasi a voler indicare che il tempo scorre e si riempie del vino dell'anno nuovo.
Coreografica la ristrutturazione dell'antica Vetreria astigiana di fine '800 trasformata da sito industriale a centro fieristico che ha inaugurato la prima "Fiera della Luna di Marzo", ospitando oltre 400 vini di Asti, Torino, Alessandria.
Promossa dalla Camera di Commercio di Asti e inserita nel programma di Golosaria 2011, la manifestazione organizzata dal Club Papillon del noto giornalista Paolo Massobrio, ha anche presentato il meglio dell'enogastronomia del territorio: vini e distillati, salumi e formaggi, prodotti da forno e pasta fresca, dolci, miele e conserve, che hanno trasformato il nuovo centro fieristico in un grande banco gastronomico e a tagliare il nastro sono state le autorità accompagnate dalla Banda Musicale.
Il percorso enologico è stato curato dalla sezione Onav Piemonte, accompagnata non solo da degustazioni del nettare che riempie i calici, ma anche dalla "Anteprima del Festival delle Sagre Invernali 2011" che ha visto le Pro Loco cimentarsi ai fornelli componendo un menù con: salamini d'asino, Calliano; acciughe con bagnetto, Castagnole Monferrato; lardo macinato, insaporito e spalmato sul pane, S. Marzanotto; carne cruda all'Astigiana, Sessant; taglierini fatti in casa e conditi con sugo di carne, Boglietto di Costigliole; fagioli di Refrancore con cotica e zampino, Refrancore; agnolotti al sugo di carne, S. Caterina di Rocca d'Arazzo; stufato di vitellone piemontese alla Barbera d'Asti, Revigliasco; salciccia alla Barbera d'Asti, S. Damiano; crostata di mais con confettura di ciliegie, Antignano; focaccia di mele, Cortazzone; e dulcis in fundo... la panna cotta, Moncalvo.

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Un vero e proprio spazio degustativo, un "bengodi dell'enogastronomia" per le migliaia di curiosi e buongustai giunti anche da lontano e costretti a fare una lunga fila per assaporare la cucina delle Pro Loco che hanno preparato circa 8.000 porzioni!
Molto bella la struttura, scenografica la facciata esterna della vecchia "vetreria" ottocentesca trasformata in un exposalone adattabile ad ogni evento espositivo, che ha ospitato questa Fiera come primo evento vinicolo, che diventerà un' appuntamento annuale che vuole farsi conoscere a livello nazionale. Il progetto comprende l'utilizzo degli spazi anche per altri settori e a settembre all'interno sarà inaugurata l'enoteca permanente dei vini della Douja d'Or.
Asti, terra di vini e di sapori, di cultura e folclore, di antiche tradizioni contadine legate al vino e alle fasi lunari ha voluto rendere omaggio al nostro satellite e al vino, da sempre legati in modo indissolubile al mondo contadino e a noi non resta che attendere un'altra Luna, quella che tra poche ora sarà più vicina alla Terra. Quella Luna che sabato 19 sarà un pà più vicina a noi e chissà se influenzerà benevolmente il nostro umore e l'annata vitivinicola, ma qualunque cosa porti, "quella Luna, più vicina", ci sarà sempre un poeta a dedicarle una canzone, un sonetto, un pierrot a confidarle un amore tradito e un contadino ad alzare gli occhi cercando nel suo "volto" un segno benaugurale per brindare al vino novello!
E allora brindo alla Luna di Marzo e che... sia "Fiera" per sempre...



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I più bei musei di Torino: MAO - Museo d'Arte Orientale
"L'INDIA DEI RAJPUT"
Torino sta celebrando il grande evento per il 150° dell'Unità d'Italia. I grandi musei si vestono a festa per le celebrazioni che ripropongono spazi di vita del Risorgimento, ma anche mostre dalle più svariate tematiche.

La "Torino bene" si prepara per rinnovare gli sfarzi dei balli, dei pranzi e del tipico "bicerin" accompagnato dai Gianduiotti e dai bignè nei salotti dei caffè storici.

Ma Torino è anche la citt dei grandi musei, dal Museo della Radio e della Televisione a quello del Cinema; da quello di Pietro Micca all'Armeria Reale, dalla Galleria Sabauda a quello del Risorgimento; dal Museo della Marionetta a quello dell'Automobile; dalla Sacra Sindone al Museo Egizio e a quello dell'Arte Orientale, e tanti altri ancora.

Ed è da quello dell'Arte Orientale che inizio la mia visita virtuale nella Torino storica e culturale, magica e misteriosa.
Tra i recenti musei torinesi ho avuto modo di visitare il MAO-Museo d'Arte Orientale e la mostra temporanea dedicata alla "Collezione Ducrot", con circa duecentocinquanta miniature indiane (dipinti a tempera su carta), appartenenti in maggioranza alle scuole pittoriche del Rajasthan, dei principati delle colline prehimalayane (pitture Paha?i) e dell'India centrale (Malwa). La collezione include anche alcune miniature Mugal e Deccani.
Emozionante, stupenda, e descriverla sarebbe per me un piacere, ma resta pur sempre una documentazione che si riferisce a storia e cultura molto lontane da noi e per meglio presentare quello che ha catturato il mio occhio preferisco affidarmi alle informazioni dei curatori dell'opera.

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La mostra ha voluto offrire al visitatore una più ampia visione degli stili e dei temi iconografici della produzione pittorica su carta che si sviluppò nell'area nord-occidentale e centrale del sub-continente indiano tra il XVII e il XIX secolo, periodo in cui alla grande potenza dell'impero musulmano Mugal si contrappose la fiera resistenza dei principi indiani Rajput.
I Rajput sono clan invasori di origine Eftalita (Unni Bianchi), migrati in India dall'Asia centrale nel V-VI secolo e riconosciuti in seguito come casta guerriera dell'induismo. A partire dal XII secolo, con le ripetute invasioni di eserciti mussulmani (arabi, turchi, afghani, turco-mongoli), i sovrani Rajput si ritirarono nel Rajasthan, nelle colline prospicienti l'Himalaya e nelle giungle dell'India centrale, fondando diversi principati di tipo feudale che non riuscirono mai a creare un fronte comune nei confronti dell'invasore islamico. I Rajput seguivano un rigido codice cavalleresco basato sulla fierezza, sull'audacia in battaglia e sull'onore. Oltre alla guerra e alla caccia, la cultura Rajput presenta un carattere romantico e passionale che si manifesta nell'attenzione per la musica, le arti, l'amore idealizzato e la devozione religiosa. Fieri oppositori dell'impero Mugal, i Rajput, nel corso dei secoli, furono conquistati militarmente dalla grande potenza musulmana, perdendo la loro indipendenza ma mantenendo posizioni di rilievo nell'esercito, nell'amministrazione e nella vita di corte.
La pittura Rajput, erede della tradizione religiosa dei manoscritti miniati, mantiene un carattere profondamente indiano nella concezione e nella scelta dei temi iconografici, all'interno tuttavia di una ricerca che vede nella dialettica con l'estetica Mugal, già debitrice nei confronti della pittura persiana, uno dei punti di maggiore rilievo. L'incontro tra i due ambiti culturali si esplicita in un proficuo scambio tra il carattere raffinato della pittura islamica e la vivacità del tratto e dei colori delle raffigurazioni Rajput. Le miniature, caratterizzate da un tratto netto che delinea le figure, da una campitura piena nella stesura del colore e da una prospettiva che non si cura della coerenza nella resa spaziale, presentano diverse interpretazioni stilistiche frutto della sensibilità peculiare di ogni scuola locale, ben documentate nella collezione Ducrot.
Fra i temi iconografici più antichi rappresentati nella produzione pittorica delle corti Rajput si trovano le raccolte di illustrazioni di Ragamala, scene figurate che descrivono i modi musicali indiani, e le miniature che si ispirano alla tradizione religiosa hindu, con la raffigurazione di testi letterari e poetici, tra i quali spiccano le gesta epiche narrate nel Mahabharata e Ramayana o i racconti mitici, in particolare gli amori di K???a con Radha e con le pastorelle (gopi). Parte importante della produzione pittorica Rajput riguarda tuttavia aspetti della vita di corte, con ritratti (anche di animali come i cavalli e gli elefanti), scene di caccia, processioni, cerimonie religiose e pitture erotiche".

Si ringrazia il MAO-Museo d'Arte Orientale per il materiale informativo.


 

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