CINA: TESORI NASCOSTI LUNGO LA VIA DELLA SETA
 
In Cina eccellenze storiche e artistiche lungo la rotta carovaniera più famosa al mondo. 
 
di Marina Cioccoloni 

Via della Seta: nome magico che nell’immaginario collettivo evoca carovane di cammelli in viaggio verso mete lontane. Nel tecnologico mondo del 2000 ripercorrere la Via della Seta resta ancora il desiderio di molti viaggiatori, il viaggio da intraprendere almeno una volta nella vita. E la Cina, che dei settemila chilometri totali dell’itinerario ne conta 4mila oltre la meta finale (è da Xi’an infatti che partivano le carovane) ha voluto dedicare il 2015 proprio alla celebrazione di questa rotta carovaniera percorsa nel corso dei secoli da mercanti, missionari, ambasciatori, condottieri o semplici viaggiatori. E’ attraverso la Via della Seta che le idee nuove viaggiavano assieme alle spezie, alle sete e ai cammelli e si sono diffuse da Oriente verso Occidente e viceversa. Il paese di mezzo recepiva ed elaborava le idee occidentali, e gli occidentali facevano altrettanto con le idee nuove che arrivavano dalla Cina.

E anche se Shanghai oggi è il porto più importante del mondo, inaugura l’ennesima linea metropolitana, il treno che collega la città all’aeroporto viaggia a 475 km orari e il numero dei suoi grattacieli continua ad crescere come la loro altezza viaggiare sulle immense distese della Cina lungo strade dalle distanze infinite permette ancora di osservare scene di vita sospese tra passato e futuro. I binari di un viaggio in questo enorme paese percorrono una Cina proiettata verso il futuro ma ricca ancora di tradizioni che parlano della sua storia millenaria.

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Il percorso lungo la via della Seta in Cina copre cinque province ricchissime di testimonianze storiche e artistiche. La provincia del Gansu, ad esempio, è un susseguirsi di meraviglie che un intenso piano di sviluppo intende far conoscere ad un pubblico più vasto. E’ in questa ottica che a Lanzhou, il capoluogo disteso sulle rive del fiume giallo, recentemente è stato inaugurato un nuovo aeroporto e autostrade nuove di zecca tagliano il territorio per facilitare l’arrivo di un numero maggiore di visitatori in località fino a ieri conosciute solo dal turismo interno.

Non molto distante da Lanzhou è stato da poco ristrutturato sulle rive del lago artificiale Liujiaxia, Bingling, o grotte di mille Budda, un complesso di grotte e sculture in terracotta risalente alla dinastia Jin (400 a.C.) lungo una gola dei monti Jishi. Bingling, che in lingua tibetana significa “Diecimila Budda” è un complesso che si sviluppa su quattro piani collegati tra loro da scale in legno con circa 200 tra grotte e nicchie, 694 statue in pietra e 82 in terracotta e un migliaio di metri quadrati di affreschi. Su tutto spicca una gigantesca statua del Budda alta 27 metri. Il sito, raggiungibile in motoscafo, si trova in un posto idilliaco, circondato da acque cristalline e colline verdi. 

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Alla periferia di Xiahe, raggiungibile con un’ora e mezzo di volo da Lanzhou, il monastero di Labrang è il più importante complesso religioso della setta buddista dei berretti gialli, fondata dal lama tibetano Tsongkhapa nell’ VIII secolo d.C. . Con i suoi trentamila metri quadrati, decine di templi e stupa e tremila monaci, Labrang è la casa del budda vivente ma è anche un centro di studio con un importante laboratorio dove si produce la carta che accoglierà i sacri “mantra”. I “trapa”, i novizi, entrano in monastero fin dall’età di sei anni e finchè non diventeranno monaci con la maggiore età seguono i corsi delle sei scuole che insegnano tra l’altro medicina tibetana, astronomia, esoterismo.  

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L’aria, a tremila metri di altezza, è tersa e frizzante ma allo stesso tempo pervasa di misticismo. Lunghe distese di bandierine multicolori sulle quali sono stampate preghiere affidano al vento le loro suppliche mentre nei numerosi banchetti al di fuori del recinto sacro si vendono erbe medicinali, infusi, unguenti benefici e misture misteriose. 

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Famiglie intere dai tratti mongoli percorrono i lunghi corridoi facendo girare i cilindri di preghiera che all’interno contengono i sutra del buddismo, attendono il momento della preghiera di gruppo, quando i monaci suoneranno i corni tradizionali lunghi 4 metri, si mettono in fila per la somministrazione dell’acqua sacra del pozzo del budda vivente, bruciano rami verdi di pino nei fuochi sacri che diffondono nell’aria il loro potere benefico mentre i penitenti percorrono il perimetro sacro strisciando e prostrandosi completamente nel ciak, la forma di pellegrinaggio più impegnativa. E’ la Cina più arcaica che si svela.  

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Più a nord, a Dunhuang, esiste un luogo mitico, citato per la prima volta da Marco Polo che lo definì “le sabbie che cantano”: sono le dune del deserto di Taklimakan, che attraverso l’azione del vento emettono un sussurrio particolare. Fermarsi ad ascoltare, nel silenzio della notte stellata, il suono del vento che sussurra tra le dune è un’esperienza indimenticabile, meglio ancora se si è in ascolto del fenomeno mentre si fa parte di una carovana di cammelli che si snoda tra le sabbie. Allora l’impressione di tornare indietro nel tempo farà senz’altro parte dei ricordi del viaggio. 

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Sempre a pochi chilometri da Dunhuang un’altra meraviglia, anche questa già citata da Marco Polo, è l’area sacra scavata nel fianco della Montagna e conosciuta universalmente come le Grotte di Mogao. Patrimonio dell’Umanità dal 1987 le Grotte di Mogao sono il più importante e più antico patrimonio artistico buddista del mondo. Circa 500 templi su cinque livelli scavati lungo un costone di 1600 metri a cominciare dal 366 d.C. Nel corso di più di mille anni gli ambienti rupestri sono stati decorati con dipinti religiosi di grandissimo valore artistico e vi sono state scolpite eccezionali statue buddiste e figure in argilla.

Oggi il complesso conta più di 2400 statue dipinte e oltre 45mila metri quadrati di affreschi. Frequentate da una nutrita comunità monastica fin dal V secolo d.C. nel corso di un restauro all’interno di una delle grotte più antiche sono stati ritrovati oltre 50.000 manoscritti risalenti alla Dinastia Tang (IX secolo). Le Grotte di Mogao conservano anche due statue di Budda, alte rispettivamente 35 e 26 metri, che sono le più alte al mondo dopo le due dell’Afghanistan e quella alta 36 metri che si conserva sempre in Cina a Sichuan.

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Per la visita dell'area dal 2014 è attivo un nuovissimo centro di accoglienza posto ad alcuni chilometri dal sito vero e proprio. Qui c’è la biglietteria, le sale espositive e un modernissimo teatro dove il visitatore attraverso un filmato multimediale della durata di 40 minuti è introdotto a quanto vedrà poi con i suoi occhi durante la visita vera e propria delle grotte che si raggiungono a mezzo di navette. Per motivi di umidità e conservazione degli affreschi e degli ambienti ogni giorno viene aperto a rotazione solo un certo numero di grotte e la visita avviene in gruppo e con guida.

Da Dunhuang, grazie alla nuova autostrada che taglia il deserto del Gobi, si può arrivare fino al Parco geologico Yadan. Per raggiungerlo si percorrono 180 km di nulla attraverso il deserto, ma all’arrivo la sorpresa sarà un’immensa area che racchiude numerose formazioni geologiche particolari. La visita si fa in gruppo con pulmini del centro visitatori, dove si possono ricevere informazioni sulla creazione ed evoluzione del territorio, che è diviso tra la Mongolia e le due province cinesi del Gansu e dello Xinjiang.   

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Da qui sulla via del ritorno una tappa degna di nota è il Passo Yumen, chiamato anche Porta di Giada. Posto sulla Via della Seta era anticamente la porta di ingresso della Cina nel versante occidentale e uno dei punti strategici della Grande Muraglia. Vi facevano sosta guarnigioni di soldati, mercanti ed ambasciatori, e divenne uno snodo importante della Via della Seta, in particolare per il commercio della giada e della seta. Oggi di quel tempo glorioso restano alcuni residui della Grande Muraglia e l’edificio in mattoni dell’antico caravanserraglio. Le carovane di cammelli non ci sono più e le voci dei mercanti sono state sostituite da quelle dei turisti cinesi che si avventurano fino qui. In attesa che anche i turisti occidentali vengano a scoprire questo posto eccezionale.

Come raggiungere la Cina e il Gansu

Per raggiungere il Gansu da Pechino e da Shanghai si può usufruire dei numerosi voli interni operati da China Eastern e China Southern Airlines. La Cina si raggiunge dall’Italia con Alitalia, Cathaypacific, Eastern Airlines, Klm, Emirates, ecc. Air China offre voli diretti senza scalo Roma-Pechino. 


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