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"San Sebastiano - Bellezza e integrità nell'arte tra Quattrocento e Seicento"
Castello di Miradolo - San Secondo di Pinerolo (TO)
5 ottobre 2014 - 8 marzo 2015

 
di Alexander Màscàl
foto di Alexander Màscàl e Matteo Saraggi

Se l'Italia conserva un patrimonio artistico di inestimabile bellezza e valore, il Piemonte ha come capitale la Torino dei Musei, delle Gallerie d'Arte, attorno a cui ruotano tante altre realtà minori, ma solo come spazio espositivo e non certo come valore artistico che ha nulla da invidiare alle mostre delle grandi metropoli! Un Piemonte d'arte e... per l'arte!
E tra queste realtà artistiche troviamo un piccolo paese, San Secondo di Pinerolo, ad una manciata di chilometri da Pinerolo, la città dove Luigi XIV imprigionava i nemici nella fortezza detta "Il Dojon" e in cui fu relegato il misterioso personaggio di "Maschera di Ferro".
Tra le mura del castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, alla presenza dei giornalisti ospiti si è svolto il convegno stampa di presentazione della mostra "San Sebastiano - Bellezza e integrità nell'arte tra Quattrocento e Seicento", magistralmente narrata da Vittorio Sgarbi che ha trattenuto per due ore un pubblico attento, in silenzioso ascolto, quasi meditativo, incapace persino di applaudire per timore di interrompere quel filo che si era instaurato tra i presenti e un Vittorio Sgarbi in contraddizione con il personaggio che siamo abituati a vedere urlare in tv.
Un Vittorio Sgarbi capace di coinvolgere il pubblico nelle narrazioni di ogni singola opera esposta e che in due sole ore è riuscito a narrare secoli di storia dell'arte, riuscendo persino a conquistare la mia attenzione e farmi dire: "Accidenti quanto è bravo sia nel narrare coinvolgendo i presenti, che come esperto d'arte!".
E dulcis in fundo un Vittorio Sgarbi insolito nel non limitarsi a firmarmi il catalogo della mostra, ma addirittura metterci pure una dedica molto originale, degna del "personaggio Sgarbi", ma diventata il mio "tormentone" nel cercare di dare un senso a quel: "Ad Alexander Màscàl che non metta altre frecce".
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Uno Sgarbi simpaticamente sorridente e disponibile anche quando colto in tenero abbraccio con la bella valchiria ho scattato una foto, ma scherzosamente e senza intenzioni di utilizzarla giornalisticamente e mi sono lamentata che tutto è stato così veloce che era venuta mossa e lui, sorridendo, ha detto di rifarla e si è anche messo in posa per l'obiettivo! Solitamente avrebbe preso la macchina fotografica e l'avrebbe attorcigliata al collo dell'incauto paparazzo!
Grazie... per non averlo fatto!
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Ma dopo la presentazione dell'evento è ovvio parlare della mostra, e meglio degli scritti servono le immagini, anche se mi limiterò perchè voglio invitarvi a vederla nella sua scenografia a luci soffuse con sottofondo musicale e vi consiglio il catalogo, uno stupendo volume, assolutamente da non perdere!
Il percorso, tutto dedicato alla figura di San Sebastiano, inizia con Andrea della Robbia che modella nella terracotta invetriata, con grande raffinatezza, la struttura di un San Sebastiano
giovanetto.
Il viaggio nell'arte prosegue nella Venezia del Quattrocento. Di grande suggestione un San Sebastiano giovanissimo, trafitto da un numero incedibile di frecce, sul cui viso si nota una smorfia a simboleggiare le passioni e le speranze sul futuro.
Un San Sebastiano quasi danzante è l'interpretazione di Ludovico Carracci.
Per Paris Bordone è un silenzioso santo che assiste al dialogo della Madonna con il Bambino.
In atteggiamento meditativo, il dipinto di Tiziano proviene da una nota collezione privata americana.
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La seconda parte prosegue con il Seicento. Armonia di colori e un Rubens che dipinge il suo Sebastiano con forme più audaci.
Una sorta di chicca, gioiello prezioso, è un inedito San Sebastiano del Guercino, recente scoperta custodita in una collezione privata americana.
Quasi tre secoli a confronto per soggetto e tecnica, da Tiziano a Rubens, dal Perugino al Guercino, sino a Rubens, la mostra è curata da Vittorio Sgarbi in collaborazione con Antonio D'Amico che hanno selezionato oltre quaranta capolavori, dal Rinascimento al Seicento. A proporla è la Fondazione Cosso, presieduta da Maria Luisa Cosso.
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Maria Luisa Cosso e Antonio d'Amico Paola Eynard e Vittorio Sgarbi

Le opere provengono da prestiti di musei italiani e stranieri, collezioni private, pinacoteche, ecc. e presentano opere di: Sebastiano Zuccato, Pedro Berruguete, Carlo Crivelli; Pietro Perugino, Francesco Marmitta, Francesco Raibolini detto Francia, Andrea della Robbia, Girolamo Genga, Antonio Rimpatta, Marco Palmezzano, Tiziano Vecellio, Paris Bordone, Nicola Filotesio detto Cola dell'Amatrice, Girolamo da Santacroce, Ludovico Carracci, Peter Paul Rubens, Francesco Curia, Paulus Van Vianen, Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, Dirck Van Baburen, Trophime Bigot, Maestro del lume di candela ovvero Jacomo Massa, Giovan Francesco Guerrieri, Guido Reni, Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Matthias Stomer, Nicolas Regnier, Antonio de Bellis, Pietro della Vecchia, Alessandro Rosi, Mattia
Preti, Ercole Procaccini il Giovane, Carlo Cignani, nonchè maestri vicini a Caravaggio e altri
di cui non è certo, o è sconosciuto l'autore.
Ma quando la fortuna è dietro l'angolo, o in questo caso "davanti ad un'opera del Guercino", incontri personaggi noti o importanti, come il proprietario dell'opera esposta e proveniente dalla sua collezione: Federico Castelluccio - Courtesy Robert Simon Fine Art - Usa, accompagnato dalla bellissima fidanzata Yvonne-Maria Schaefer della "Brand Ambassador for SURI FREY", e da James Sliman della Media Relations Publicity.
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Federico Castelluccio e Yvonne-Maria Schaefer davanti all'opera "Martirio di San Sebastiano" del Guercino

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... girando per la mostra esterni del Castello di Miradolo

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Il Castello di Miradolo: tra storia e arte

Il Castello di Miradolo, dopo decenni di abbandono e degrado, ha ripreso vita grazie all'intervento della Fondazione Cosso e al loro imponente progetto di rivalutazione attraverso il programma di restauro condotto da privati.
Il complesso architettonico offre non solo panoramiche della Val Chisone, ma anche scenografiche immagini della struttura di questo castello risalente al XVII e XVIII secolo.
La sua costruzione, diversamente dai manieri costruiti come feudo per i nobili, fu eretto per volere di uno tra i maggiori proprietari locali, la famiglia Macello, per questo prese semplicemente il nome di "cassina" (cascina).
Il "nobiliato" si deve a Giovanni Battista Macello che non solo cambiò il cognome in Massel, ma ampliò i possedimenti e acquistò il Marchesato di Caresana.
L'apice della nobiltà giunse nel 1866 quando la Marchesa Teresa Massel andò sposa a Luigi dei Conti Cacherano di Bicherasio. Teresa portò in dote il castello di Miradolo e Luigi come dono nuziale fese restaurare la parte antica e rustica della "cassina" nella stupenda residenza nobiliare neogotica che oggi possiamo ammirare in tutta la sua insolita bellezza.
I figli Sofia ed Emanuele ereditarono il castello. Emanuele fu tra i fondatori della FIAT, ma purtroppo morì prematuramente nel 1904, mentre Sofia si dedicò attivamente in campo intellettuale e sociale. Attorno a lei si formò un cenacolo culturale e tra gli ospiti abituali vi era il pittore Lorenzo Delleani, di cui donna Sofia divenne allieva.
Unica erede, visse fino al 1950, e alla sua morte lasciò il castello alla "Provincia Religiosa di San Marzano di don Orione".
Divenne una casa per esercizi spirituali e nel corso degli anni subì interventi "sregolati" che compromisero il rispetto della originaria struttura finchè fu abbandonato e iniziò la decadenza.
Fu un gruppo di privati che lo acquistarono nel 2007 a ridare un soffio vitale a quelle mura e l'anno successivo iniziarono i lavori di restauro rimuovendo gli interventi "invasivi e in contrasto".
La parte architettonica e i materiali vennero recuperati, la ricerca degli antichi intonaci cancellati o ricoperti furono riportati alla luce e restaurati, consentono gradatamente di ridare splendore a questo gioiello che è un "cenacolo culturale" come ai tempi della Contessa Sofia e il visitatore potrà godere non solo della bellezza del castello, ma delle magnifiche mostre ospitate nelle sale che oggi sono un "museo d'arte" che di volta in volta presenta i capolavori dell'arte, un patrimonio da... condividere con gli appassionati della cultura!
Ma da non perdere è anche la visita al Parco.
Circa 6 ettari di parco sorto a fine Settecento e ampliato nella seconda metà dell'Ottocento, quando le modifiche dell'epoca lo resero tipico del romantico.
Attorno al grande prato si trovano anse di vegetazione ed è possibile ammirare esemplari di "notevole bellezza e importanza storica e botanica, con un patrimonio arboreo rappresentato da oltre 1740 alberi di diversa dimensione e pregio, appartenenti a 70 specie botaniche".
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Piccoli boschi e alberi solitari delimitano le radure, un sistema di canali irrigui, corsi d'acqua del vicino torrente Chisone, ne fanno un luogo ideale per molte specie di animali e vegetali e non manca un piccolo spazio boschivo di bambù giganti e sul tutto si riflettono giochi di luce e ombre che rendono ancora più suggestiva la natura di questo luogo quasi fuori dal mondo.
Non mancano alberi spettacolari, con una circonferenza come il Tassodio di 5,35 metri!
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Più piccoli, si fa per dire... la Sequoia di mt. 4,85; Ginkgo Biloba di 4,55; Tassodio e Liriodendro di 4,40; Cedro del Libano 4,25; Platano 3,95; Tasso e Quercia americana 3,75, e altri... over più "piccoli! E in altezza... a osservarci dall'alto al basso c'è la Sequoia di 41 metri e altri alberi di... soli 30 metri!
Nel castello vi è anche "La Serra", un grande spazio luminoso, con arcate neogotiche e ampie finestre. Restaurato può ospitare convegni, concerti, spettacolo, momenti di incontro e piccole esposizioni.
Tra le grandi iniziative le mostre: "Egitto nascosto", pittura del Novecento e I Grandi Maestri come Tiziano, Caravaggio e Lotto.
info: tel. 0121376545 - mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - www.fondazionecosso.it
San Secondo di Pinerolo (Pinerolo - Torino) - Si ringraziano:
La Fondazione Cosso per il materiale illustrativo
Il prof. Vittorio Sgarbi
Federico Castelluccio e Yvonne-Maria Schaefer


 

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